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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25917/2025 del 15/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Nocera Inferiore (10/12/2024) che aveva rigettato la richiesta di sospensione dell'ingiunzione del pubblico ministero n. 38/1999 (1/8/2024) con cui si ordinava la demolizione di opere edilizie abusive. La ricorrente ha sostenuto che, essendosi l'immobile acquisito automaticamente al patrimonio comunale per effetto dell'inottemperanza, ella non era più titolare del bene e quindi non poteva eseguire l'ordine demolitorio senza intervenire su cosa altrui; ne deriverebbe l'impossibilità di dare esecuzione all'ingiunzione e l'illegittimità di un'esecuzione in danno.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la tesi della ricorrente contrasta con l'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità: l'acquisizione gratuita dell'opera al patrimonio comunale non esclude l'ordine demolitorio imposto dalla sentenza, salvo che il consiglio comunale, con delibera consiliare, dichiari di voler mantenere l'opera per prevalenti interessi pubblici. Nel caso di specie non risultava alcuna deliberazione del Consiglio comunale in tal senso; pertanto permane l'obbligo di demolizione a spese del responsabile dell'abuso. Conseguentemente è stata disposta la condanna della ricorrente alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380/2001 (art. 31, comma 5)

    l'opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell'abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l'esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell'assetto idrogeologico

    L'acquisizione automatica al patrimonio comunale non impedisce di per sé la demolizione a carico del responsabile: la demolizione è l'esito ordinario salvo che il Consiglio comunale deliberi il mantenimento per prevalenti interessi pubblici.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato quale base normativa per l'onere delle spese del procedimento e per il versamento di una somma a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 86 del 13 giugno 2000

    Richiamata per escludere che la parte abbia proposto il ricorso in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (valutazione sulla condotta della parte ricorrente).

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 3, n. 32976/2023; Sez. 3, n. 45432/2016; Sez. 3, n. 7399/2019 e altri precedenti citati)

    Consolidato orientamento secondo cui il procedimento sanzionatorio amministrativo ha come sbocco obbligato la demolizione a spese del responsabile salvo deliberazione consiliare favorevole al mantenimento; l'acquisizione al patrimonio comunale non annulla l'ordine demolitorio del giudice penale salvo la specifica deliberazione comunale.

Massime di principio

  • L'acquisizione automatica dell'opera abusiva al patrimonio comunale non elimina automaticamente l'obbligo di demolizione del responsabile: il mantenimento dell'opera è possibile solo se il Consiglio comunale ha deliberato espressamente l'esistenza di prevalenti interessi pubblici.
  • In assenza di una deliberazione comunale che disponga il mantenimento, l'ordine di demolizione resta eseguibile e il procedimento amministrativo sanzionatorio trova come unico esito la demolizione a spese del responsabile dell'abuso.
  • Chi contesta l'eseguibilità di un ordine demolitorio per aver perduto la titolarità dell'immobile (per acquisizione comunale) deve verificare e allegare la deliberazione del Consiglio comunale che abbia disposto il mantenimento; senza tale atto la contestazione è destinata a soccombere.
  • In situazioni analoghe il soggetto condannato può valutare: a) promuovere la deliberazione comunale che riconosca prevalenti interessi pubblici (se esistenti), b) chiedere di eseguire spontaneamente la demolizione per ottenere revoca dell'ordine, oppure c) adempiere alle conseguenze economiche dell'ordine (spese di demolizione), poiché l'acquisizione comunale non salva automaticamente dall'obbligo sanzionatorio.
  • Prima di proporre ricorso è opportuno accertare lo stato del procedimento amministrativo comunale (esistenza o meno di delibera consiliare), dal momento che la mancanza di tale atto comporta scarse probabilità di successo e il rischio di condanna alle spese e a sanzioni economiche.

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