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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25909/2025 del 15/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Letto Ciro era stato accusato di avere, in qualità di dipendente di ditte operanti nella raccolta rifiuti, trasportato e abbandonato rifiuti speciali (metalli, ghisa, ferro, rame, alluminio) davanti al garage del suo condominio utilizzando i mezzi aziendali. Il Tribunale di Larino lo aveva assolto perché, pur ritenuto che avesse compiuto il trasporto e lo sversamento, non risultava provata la mancanza dell'autorizzazione amministrativa richiesta (art. 208 e ss. d.lvo. 152/2006). La Corte d'appello di Campobasso, riformando parzialmente la sentenza, ha ritenuto provata la responsabilità (sulla base dell'art. 256 d.lvo. 152/2006; con riferimento alla motivazione ha anche evocato l'art. 255) e lo ha ritenuto civilemente responsabile condannandolo al risarcimento in favore della parte civile. Con ricorso in cassazione Letto contestava: la declaratoria di responsabilità per un reato (art. 255) non contestato in imputazione; la valutazione di reticenza/attendibilità di taluni testi (Di Tonno, Campli); la presunta contraddittorietà tra dichiarazioni di testimoni; e la violazione dell'art. 603, comma 3-bis c.p.p. per mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in appello.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha precisato che l'applicazione centrale è all'art. 256 d.lvo. 152/2006 e che il richiamo all'art. 255 nella motivazione non inciderebbe sulla correttezza della contestazione sostanziale. Le censure sulla valutazione delle prove testimoniali sono state dichiarate inammissibili o aspecifiche in quanto riconducibili a mera diversa valutazione del compendio probatorio, non a vizi di motivazione logicamente dettagliati. Quanto all'art. 603, comma 3-bis c.p.p., la Corte ha chiarito che l'obbligo di rinnovazione dell'istruttoria in appello sussiste solo se la riforma si fonda su una diversa valutazione di una prova dichiarativa ritenuta decisiva; nel caso di specie la Corte d'appello ha riformato l'assoluzione non per una valutazione diversa di dichiarazioni decisive ma per ragioni di diritto (soprattutto sul principio che la prova del fatto negativo non può essere imposta all'accusa). Anche ove si volesse ritenere applicabile la rinnovazione, il ricorrente non aveva indicato quali prove dovessero essere rinnovate e perché decisive. Il ricorso è stato quindi respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • d.lvo n. 152/2006, art. 256

    La condotta di trasporto e abbandono illecito di rifiuti ferrosi è stata ritenuta integrata; l'art. 256 è la norma sostanzialmente applicabile alla fattispecie.

  • d.lvo n. 152/2006, art. 255

    Richiamato nella motivazione dalla Corte territoriale ma non determinante; la Suprema Corte osserva che il richiamo non altera la correttezza della contestazione sotto il profilo sostanziale, che rimane riconducibile all'art. 256.

  • d.lvo n. 152/2006, artt. 208 e ss.

    Riferiti in primo grado in relazione all'elemento negativo (mancanza di autorizzazione) che il Tribunale di Larino aveva ritenuto non provato; la Corte d'appello ha ritenuto invece applicabile il principio che l'accusa non può essere tenuta a dimostrare un fatto negativo (l'assenza dell'autorizzazione) se il soggetto non produce la prova contraria.

  • cod. proc. pen., art. 603, comma 3-bis

    il giudice dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale

    L'obbligo di rinnovazione in appello opera quando la riforma si fonda su una diversa valutazione di prove dichiarative che risultano decisive; non è automatico per qualsiasi diversa valutazione di attendibilità e non sussiste se la riforma è motivata su questioni di diritto o su ragioni che non implichino la diversa valutazione di una prova dichiarativa determinante.

  • Costituzione, art. 3 (principio di ragionevolezza)

    Richiamato dalla giurisprudenza come criterio di coerenza interpretativa per estendere l'obbligo di rinnovazione anche nei casi in cui solo la parte civile impugna, evitando esiti irragionevoli.

Massime di principio

  • Se in appello la Corte modifica l'esito della sentenza per ragioni di diritto (es. diversa interpretazione su quale parte debba provare un fatto negativo) l'obbligo di rinnovare l'istruttoria ex art. 603 c.p.p. non scatta automaticamente: scatta quando la riforma si fonda su una diversa valutazione di prove dichiarative ritenute decisive.
  • Le censure in Cassazione che si limitano a prospettare una diversa valutazione dell'attendibilità dei testi sono inammissibili se non indicano specifici vizi logici o di motivazione che rendano illegittima la valutazione di merito.
  • La prova di un fatto negativo (es. l'inesistenza di un'autorizzazione) è, di norma, difficile da richiedere all'accusa; la decisione può ritenere che sia invece al soggetto che invoca la legittimità sovvertire l'apparenza con prove positive della regolarità.
  • Chi chiede la rinnovazione dell'istruttoria deve indicare con precisione quali prove dichiarative si ritengono state erroneamente valutate e perché sarebbero decisive per l'esito del giudizio.
  • La Corte di legittimità tende a rispettare la valutazione di merito dei giudici di merito salvo che la motivazione presenti vizi di logicità, contraddizione o violazioni di diritto chiaramente individuate e motivate nel ricorso.

Testo integrale

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