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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34177/2024 del 10/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma della confisca di euro 18.000 disposta dal GIP come presunto profitto delle reiterate cessioni di sostanza stupefacente contestate al capo 4). Il ricorrente contestava l'assenza di nesso probatorio tra la somma sequestrata e le cessioni accertate (acquisti mensili di piccole quantità per uso personale dichiarati dall'acquirente), evidenziando che i reati contestati ai capi 1 e 2 non avevano dato luogo a profitto e che la confisca non poteva fondarsi su ipotesi di cessione diverse da quelle accertate nel procedimento.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso con riferimento alla confisca: la sentenza impugnata è annullata quanto alla confisca del denaro e rinviata al Tribunale di Termini Imerese - Ufficio GIP per nuovo giudizio. I giudici hanno ritenuto che la motivazione del provvedimento di confisca fosse apodittica e non collegasse adeguatamente la somma confiscata al reato specifico contestato (capo 4). La Corte ha inoltre richiamato l'orientamento giurisprudenziale restrittivo sulla confisca di somme legate a cessioni diverse o non accertate e osservato che, se si volesse proporre una confisca per sproporzione ai sensi dell'art. 240-bis c.p., il giudice avrebbe dovuto svolgere specifici accertamenti non eseguiti. Pertanto si dispone il rinvio per sanare i vizi motivazionali.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Richiamato come contesto procedurale (sentenze di applicazione della pena), la giurisprudenza è cauta nel consentire confische in sentenze di patteggiamento: anche in tali casi il nesso tra somme sequestrate e illecito deve essere adeguatamente motivato.

  • Sent. Sez. 6, 17/10/2017, Landi (Rv. 272204)

    «non sono confiscabili le somme che costituiscono il ricavato di diverse non contestate cessioni di droga o sono destinate ad ulteriori acquisti della medesima sostanza, non potendo le stesse qualificarsi né come "strumento", né quale "prodotto", "profitto" o "prezzo" del reato»

    Principio che limita la confiscabilità delle somme rinvenute insieme allo stupefacente quando esse riguardino ricavi di cessioni non contestate o siano destinate a nuovi acquisti: senza collegamento specifico non possono essere qualificate come prodotto, profitto, prezzo o strumento del reato.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Prevede la confisca per sproporzione; la Corte osserva che questa sarebbe una via alternativa percorribile solo se il giudice illustra e accerta i presupposti applicativi (es. sproporzione tra patrimonio e redditi leciti), cosa che nel caso di specie non è stata fatta.

Massime di principio

  • Per disporre la confisca di somme presunte provento di reato è necessario che il giudice motivi il nesso specifico tra la somma e il reato contestato; mere congetture non sono sufficienti.
  • Somme riconducibili a ricavi di cessioni diverse da quelle accertate nel processo, o destinate a riacquisti, non sono automaticamente confiscabili in base alla giurisprudenza di legittimità.
  • Quando si ipotizza una confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) il giudice deve compiere accertamenti e motivare i presupposti della sproporzione; in mancanza la misura non può essere mantenuta.
  • Nel procedimento di applicazione della pena (patteggiamento) valgono gli stessi requisiti motivazionali per la confisca: il carattere di economia processuale non esonera il giudice dall'obbligo di motivare il nesso.
  • La presenza di cessioni occasionali o di piccole quantità per uso personale, dichiarate dall'acquirente, rende meno probabile che una consistente somma sequestrata sia il profitto di quelle cessioni, salvo elementi probatori contrari.
  • In caso di motivazione insufficiente il rimedio ordinario è l'annullamento con rinvio affinché il giudice di merito compia nuovi accertamenti e dia adeguata motivazione.

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