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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20654/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ferrigno impugnava l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato la sua richiesta di riesame avverso la misura cautelare (custodia in carcere poi sostituita con arresti domiciliari) applicata per il reato indicato nell'atto come art. 416-ter c.p., contestando di aver concordato l'acquisto/ procacciamento di voti tramite l'intermediaria Piera Maria Lo Iacono e l'apporto di Giuseppe Lo Duca. Il ricorrente deduceva: a) insufficienza e illogicità del quadro indiziario in relazione all'addebito di cui all'art. 416-ter, poiché lui e Lo Duca avevano negato di conoscersi, le dichiarazioni della Lo Iacono non sarebbero state formalmente depositate e sarebbero inattendibili, la somma versata (500 euro) sarebbe stata solamente un rimborso spese e non corrispettivo di una compravendita di voti, non vi sarebbe prova della attuale appartenenza mafiosa del Lo Duca né della consapevolezza del Ferrigno su tale appartenenza; b) carenza e illogicità della motivazione sulle esigenze cautelari e sulla ritenuta adeguatezza esclusiva della custodia (contestando l'erroneo uso della presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p.), sostenendo l'assenza di pericolo di reiterazione alla luce della sua incensuratezza, della residenza negli USA e della mancanza di imminenti competizioni elettorali.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il controllo in sede di legittimità sia limitato a verificare se l'ordinanza impugnata abbia dato adeguata e logica motivazione; non è consentito un nuovo esame dei fatti o una diversa valutazione degli elementi già valutati dal giudice del riesame. Il primo motivo è stato qualificato come mera contestazione e parcellizzazione degli elementi di fatto: la Corte ha ritenuto congrua e non viziata la ricostruzione operata dal Tribunale, fondata su intercettazioni, servizi di osservazione e sulla cronologia degli incontri, da cui sarebbe emersa l'esistenza del patto elettorale, la mediazione della Lo Iacono e la consapevolezza del Ferrigno circa la caratura criminale del Lo Duca. Sul secondo motivo la Corte ha rilevato che era generico e, inoltre, l'interesse del ricorrente era venuto meno perché la misura carceraria era stata sostituita con gli arresti domiciliari; ha comunque corretto il Tribunale sull'erronea qualificazione della presunzione di adeguatezza come "assoluta" invece che "relativa", ma ha ritenuto immutata la correttezza della valutazione circa l'inidoneità degli arresti domiciliari a prevenire contatti con esterni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-ter cod. pen.

    Nel testo è la norma in relazione alla quale è stato contestato il fatto (accordo elettorale con apporto di soggetto mafioso); la Corte ha valutato la sussistenza del quadro indiziario rispetto a tale addebito come adeguatamente motivata dal Tribunale

  • art. 416-bis cod. pen.

    Richiamata come parametro per individuare modalità "di tipo mafioso"; la Corte ha ritenuto che dalle intercettazioni e dagli elementi investigativi emergesse che Lo Duca si presentava/operava come "uomo d'onore" della famiglia mafiosa

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Riferita alla presunzione di adeguatezza della custodia cautelare per talune fattispecie: la Corte precisa che la presunzione è relativa (non assoluta) e corregge l'erronea affermazione del Tribunale, pur condividendo la valutazione finale sulla necessità della misura cautelare

  • artt. 270, 270-bis cod. proc. pen.

    Richiamati come esempi di reati per i quali opera la presunzione (contestuale al riferimento normativo sopra), ai fini del corretto inquadramento giuridico della presunzione di adeguatezza della custodia

  • artt. 273 e 280 cod. proc. pen.

    Citate in relazione al principio secondo cui l'applicazione originaria della misura custodiale può essere presupposto per eventuale diritto a riparazione se la misura è illegittima; la Corte ha richiamato giurisprudenza che disciplina l'interesse all'impugnazione anche quando la misura venga sostituita

Massime di principio

  • Il giudizio di legittimità sulle misure cautelari è limitato a verificare la logica e la congruenza della motivazione: non è consentito alla Corte di cassazione riesaminare i fatti o sostituirsi alla valutazione probatoria del giudice di merito
  • Le censure che si risolvono in una diversa valutazione degli stessi elementi già esaminati dal giudice del riesame sono inammissibili in Cassazione se non indicano specifiche violazioni di legge o manifesta illogicità
  • Per contestare la sussistenza dei gravi indizi è necessario dimostrare vizi motivazionali evidenti o violazioni normative specifiche; la sola parcellizzazione degli elementi indizianti è insufficiente
  • La presunzione di adeguatezza della custodia cautelare prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. va interpretata come presunzione relativa e non assoluta; il giudice deve comunque valutare concretamente le esigenze cautelari e motivare la scelta della misura
  • La sostituzione della misura cautelare (es. carcere con arresti domiciliari) può rendere privo di interesse l'impugnazione incidentale della custodia, salvo che l'originaria applicazione costituisca presupposto per un eventuale diritto a riparazione
  • Elementi come intercettazioni, servizi di osservazione e ricostruzione cronologica degli incontri, se coerentemente collegati, possono consolidare la valutazione della gravità indiziaria e della pericolosità sociale dell'indagato
  • Ricorsi privi di specificità e fondamento possono comportare condanna alle spese e all'obbligo di versamento in favore della cassa delle ammende

Testo integrale

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