Cassazione Penale, Sentenza n. 20575/2023 del 15/05/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che, riformando l'assoluzione di primo grado, ha ritenuto attendibili e riscontrate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi nonostante la prima pronuncia avesse escluso il loro valore per mancanza di riscontri individualizzanti. Le censure principali riguardano: omissione della rinnovazione dell'escussione del collaboratore Giovanni Governa (art. 603, comma 3-bis), mancata valutazione e mancata risposta ad una corposa memoria difensiva depositata in appello, difetto di "motivazione rafforzata" richiesto quando si ribalta una sentenza assolutoria, insufficiente trattazione dell'attendibilità della teste Angela Donato e mancato confronto con piste alternative e documentazione (es. cronologia vicenda Edil Lorusso, aerofotogrammetrie), difetti di motivazione sulle aggravanti (premeditazione, agevolazione mafiosa) e sul riconoscimento o meno delle attenuanti, nonché doglianze processuali con richiamo all'art. 6 CEDU e alla giurisprudenza europea (sent. Maestri).
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati in più profili: ha rilevato l'obbligo di rinnovare l'escussione del collaboratore Giovanni Governa (art. 603, comma 3-bis) data la sua rilevanza e il contrasto con le dichiarazioni valutate in appello; ha censurato l'omesso esame da parte della Corte territoriale di una corposa memoria difensiva e la mancata articolazione della motivazione rafforzata richiesta nel caso di riforma di un'assoluzione. Ha inoltre ritenuto infondate le censure sulla mancata citazione ex profili ECHR nella specie (la sentenza di appello è anteriore alla sentenza Maestri e il principio non risultava direttamente applicabile così come dedotto). In sintesi, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di appello nei punti indicati e dispone rinvio per nuovo esame con rinnovazione dell'istruttoria sulle questioni decisive (in particolare l'escussione di Governa e la valutazione delle prove e delle memorie difensive), assorbendo altri motivi.
Norme richiamate
art. 603 comma 3-bis cod. proc. pen.
L'obbligo di rinnovare l'istruttoria in appello riguarda le sole prove dichiarative "decisive" per l'assoluzione di primo grado; se vi è contrasto tra dichiarazioni rilevanti il giudice d'appello deve escutere entrambe le fonti. Nel caso la Corte ha ritenuto fondata la mancata rinnovazione dell'escussione di Governa.
art. 6 Cedu (Convenzione europea dei diritti dell'uomo)
Richiamata nelle doglianze difensive in relazione al diritto al contraddittorio e all'esame dell'imputato in appello; la Corte ha ritenuto che la pronuncia europea invocata (Maestri) non fosse direttamente applicabile alla fattispecie per ragioni temporali e di contesto e che l'obbligo di esame è comunque disciplinato dall'art. 603 c. 3-bis ove pertinente.
art. 110 cod. pen. e art. 575 cod. pen.
Richiamati in relazione ai profili di concorso e di responsabilità per omicidio; la Corte ha ricordato che le dichiarazioni di un collaboratore devono essere corroborate da riscontri individualizzanti per fondare la responsabilità di terzi.
Norma sulla aggravante di mafia/associazione mafiosa; la sentenza d'appello era stata censurata per motivazione carente circa l'accertamento del dolo di agevolazione mafiosa e la Corte di cassazione ha richiamato la necessità di argomentazione rigorosa.
art. 7 d.lgs. n.152/1991
Citato come riferimento alle aggravanti applicate; la Corte ha richiesto chiarezza argomentativa circa l'applicazione di aggravanti speciali.
art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.
Richiamato implicitamente in ordine al vizio di motivazione; la Corte utilizza il parametro per verificare omissioni motivazionali su prove decisive non valutate.
art. 546, 125, 533, 238-bis cod. proc. pen. (richiamati)
Norme procedurali citate nelle censure difensive relative alla corretta esposizione e motivazione degli atti difensivi, obbligo di motivazione rafforzata e regole sull'appello; la Corte ha rilevato omissioni nel confronto con la memoria difensiva e nella motivazione rafforzata.
art. 8 d.lgs. n.152/1991
Richiamato perché la Corte d'appello aveva riconosciuto a Michienzi l'attenuante speciale per collaborazione; la questione è rilevante nel bilanciamento delle aggravanti/attenuanti.
Massime di principio
- Se la Corte di appello riforma una sentenza assolutoria deve applicare una motivazione rafforzata: spiegare perché la stessa prova assume valore dimostrativo diverso rispetto al primo grado.
- Quando in primo grado un'assoluzione si fonda su prove dichiarative decisive, l'appello che intende condannare deve rinnovare in via istruttoria le prove dichiarative contraddette o decisive (art. 603 c. 3-bis); non è sufficiente una valutazione 'cartolare' delle sole deposizioni già acquisite.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, sebbene utilizzabili, richiedono riscontri estrinseci e individualizzanti per attribuire responsabilità penale a terzi; la loro generica e postuma deduzione non basta a fondare una condanna.
- La Corte deve esaminare e motivare espressamente le osservazioni e le memorie difensive che prospettano elementi o documenti idonei a incidere sul giudizio: l'omessa risposta a prove potenzialmente decisive può determinare annullamento e rinvio.
- Le pronunce della Corte EDU possono influenzare l'interpretazione interna ma non operano retroattivamente: l'applicabilità richiede analisi di analogia e carattere consolidato; l'obbligo di specifiche attività processuali in appello va comunque valutato alla luce delle norme interne (es. art. 603 c. 3-bis).
- Sulle aggravanti complesse (premeditazione, agevolazione mafiosa) è necessaria una motivazione puntuale e collegata alle risultanze probatorie: affermazioni generiche sulla 'modalità mafiosa' non sostituiscono un accertamento del dolo specifico o del contributo individuale.
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