Cassazione Penale, Sentenza n. 46834/2024 del 19/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La De Cicco ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte di Appello di Napoli che l'aveva ritenuta responsabile del reato di riciclaggio per euro 670.450,00 collegato a illeciti fiscali commessi da Morrone Paolo. I motivi di cassazione contestavano: 1) l'ammissione e la specificità dell'appello del pubblico ministero (violazione art. 581 c.p.p.); 2) la mancata e insufficiente motivazione rafforzata della Corte di Appello nel ribaltare l'assoluzione del Tribunale, soprattutto in ordine al dolo (elemento soggettivo) necessario per il reato di riciclaggio e la valutazione delle prove; 3) la mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale da parte della Corte di Appello; 4) errori nella qualificazione dei reati presupposto e nell'applicazione dell'attenuante prevista dall'art. 648-bis comma 4 nonché vizi nella determinazione della pena e nella mancata applicazione di misure sostitutive.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili per manifesta infondatezza i ricorsi proposti dalla De Cicco, rigettando le doglianze sulla presunta inesistenza di specificità dell'appello del pubblico ministero e sulla necessità di rinnovare l'istruttoria. Il Supremo Collegio ha ritenuto che la Corte di Appello avesse adempiuto all'obbligo di motivazione rafforzata nel giustificare il ribaltamento dell'assoluzione, aveva adeguatamente valutato gli elementi indiziari (anomalie dell'operazione immobiliare, rapporto fiduciario con il gruppo Morrone, simulazione del preliminare, sproporzione dei compensi) e poteva configurare il dolo eventuale richiesto per il delitto di riciclaggio. Ha rigettato la richiesta di applicazione dell'attenuante ex art. 648-bis comma 4 (non applicabile ratione temporis) e ha ritenuto congrua la dosimetria della pena. Conseguentemente i ricorsi sono stati respinti e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 per ciascun ricorso alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
L'atto di impugnazione deve indicare con specificità i capi e i punti della decisione e i rilievi critici. La Corte ha ritenuto che l'appello del pubblico ministero soddisfacesse tali requisiti, quindi la doglianza di inammissibilità è stata respinta.
Consente la censura in Cassazione sui motivi di diritto; la Corte ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze proposte dalla difesa ai sensi di tale norma.
Disciplina il reato di riciclaggio; la Corte territoriale ha ritenuto configurabile il dolo anche in forma eventuale alla luce di elementi indiziari concreti, principio riconfermato dalla Cassazione.
Richiede il criterio dell'oltre ogni ragionevole dubbio per la condanna. La Corte di Appello ha fornito la motivazione rafforzata necessaria per spiegare perché il medesimo materiale probatorio, valutato diversamente, eliminava residui ragionevoli di dubbio.
Regola la rinnovazione dell'istruttoria. La Cassazione ha confermato che, in caso di riforma basata su diversa valutazione giuridica di fatti non contestati, non è obbligatoria la rinnovazione delle prove dichiarative.
Criteri di determinazione della pena. La Corte ha ritenuto congrua la quantificazione della pena operata dalla Corte di Appello, motivandone l'entità in relazione alla pluralità e durata delle operazioni.
Prevede le conseguenze per ricorsi inammissibili: la condanna alle spese e la possibile irrogazione di somme a carico del ricorrente. Qui la Cassazione ha disposto il pagamento delle spese e il versamento alla Cassa delle ammende.
Norma che disciplina l'assoluzione per insufficienza di prove o perché il fatto non costituisce reato; la sentenza di primo grado aveva assolto ai sensi di questa norma e la Corte di Appello aveva motivatamente riformato tale decisione.
Massime di principio
- Un atto di appello del pubblico ministero va dichiarato inammissibile solo se manca la specificità richiesta dall'art. 581 c.p.p.; un elenco preciso di capi, prove e rilievi critici è essenziale per reggere l'impugnazione.
- Quando la Corte d'appello riforma un'assoluzione, è necessario fornire una motivazione rafforzata che confuti i principali argomenti della sentenza di primo grado e spieghi perché il diverso apprezzamento delle stesse prove elimina ogni ragionevole dubbio.
- La rinnovazione dell'istruttoria non è obbligatoria se l'appello del pubblico ministero si fonda su una diversa valutazione giuridica di fatti non controversi; invece è necessaria quando la riforma si regge su elementi dichiarativi decisive non ancora acquisiti in sede di appello.
- Nel reato di riciclaggio (art. 648-bis), il dolo eventuale può essere dimostrato mediante indizi concreti e convergenti (operazioni anomale, rapporti fiduciari, simulazioni contrattuali, sproporzione dei compensi), anche se l'agente non conosce ogni dettaglio tecnico degli illeciti presupposto.
- Le attenuanti previste da norme penali vanno valutate in base alla normativa vigente al tempo dei fatti; claim sulla loro applicabilità devono considerare la configurazione temporale delle disposizioni.
- In sede di appello occorre espressamente formulare richieste alternative di pena o proposte di misure sostitutive: il giudice d'appello non può sostituirsi d'ufficio se tali richieste non sono state avanzate.
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