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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12667/2023 del 27/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di legittimità ha ritenuto fondato il motivo in relazione alla valenza probatoria delle dichiarazioni utilizzate a carico dell'imputato e, rilevato che il termine massimo di prescrizione del reato è decorso (prescrizione maturata il 12/03/2022), ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'imputato ha impugnato la conferma della condanna per il reato contestato (commesso il 14/09/2014), sostenendo che le dichiarazioni alla base della sua responsabilità provenivano non da un testimone indipendente ma da una "persona offesa" che era essa stessa imputata di un reato connesso; perciò quelle dichiarazioni richiedono l'applicazione della regola valutativa più rigorosa prevista dall'art. 192, comma 3, cod. proc. pen., con conseguenti riflessi sulla fondatezza della condanna

Norme richiamate

  • artt. 582-585 cod. pen.

    presente nella sentenza impugnata come norma che identifica il reato per cui l'imputato fu condannato (fatto del 14/09/2014)

    le norme sono state richiamate per indicare la fattispecie penalmente rilevante per la quale è stata pronunciata la condanna; la valutazione della prova relativa a tale reato è stata oggetto di censura

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    richiamato testualmente come regola valutativa da applicare alle dichiarazioni rese da una persona imputata di reato connesso

    la Corte ha ritenuto che le dichiarazioni provenienti da una persona imputata in procedimento connesso non possano essere valutate alla stregua di quelle di un testimone indipendente e richiedono una valutazione restrittiva e cautelativa; l'erronea o insufficiente applicazione di tale criterio ha influito sulla fondatezza della condanna

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    menzionato come parametro rispetto al quale non sussistevano elementi tali da consentire una pronuncia

    la Corte osserva l'assenza di elementi che permettessero una pronuncia ai sensi di tale disposizione (cioè una soluzione alternativa o una valutazione decisoria che avrebbe evitato gli effetti processuali contestati), rafforzando la necessità di considerare altresì l'eventuale estinzione del reato per prescrizione

Massime di principio

  • Quando dichiarazioni fondamentali per la condanna provengono da una persona che è a sua volta imputata in reati connessi, il giudice deve applicare la regola valutativa di cui all'art. 192, comma 3, cod. proc. pen., con maggiore cautela nel valorizzarle come prova
  • Se la prova si regge in larga parte su dichiarazioni soggette a valutazione più rigida (es. da coimputati o persone imputate di reati connessi), occorre verificare la presenza di elementi di corroborazione indipendenti; in mancanza la sentenza di condanna può essere vulnerabile a gravame
  • Il computo della prescrizione va effettuato attentamente tenendo conto di sospensioni e termini: se il termine massimo di prescrizione è decorso, il giudice può dichiarare l'estinzione del reato e annullare la condanna anche senza rinvio
  • L'accertamento dell'assenza di elementi utili per pronunce alternative ai sensi dell'art. 129, comma 2, cod. proc. pen. può influire sulla decisione della Corte rispetto al merito e sulla valutazione della sussistenza della responsabilità
  • In situazioni analoghe è prudente per la difesa contestare sia la valutazione probatoria delle dichiarazioni critiche sia verificare puntualmente la decorrenza della prescrizione, chiedendo eventualmente la declaratoria di estinzione del reato

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