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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19347/2023 del 08/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto da Baraglia contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano che, in parziale riforma, lo aveva condannato per violenza privata (art. 610 c.p., capo A) e per minaccia aggravata (art. 612 co.2 e art. 61 co.1 n.2 c.p., capo B). I fatti: inseguimento stradale dopo un sinistro, posizionamento ripetuto davanti al veicolo della persona offesa e uso dell'arma di ordinanza (pur fuori servizio) per costringere la vittima a fermarsi e a fornire i documenti. Il ricorrente ha dedotto cinque motivi: 1) assorbimento della minaccia nella violenza privata (art.84 c.p.), 2) riqualificazione in ragion fattasi (art.393 c.p.), 3) vizio di motivazione sulla sussistenza della minaccia, 4) operatività della scriminante dell'adempimento di un dovere / uso legittimo delle armi (art.53 c.p. e riferimenti art.55, 59), 5) riconoscimento della circostanza attenuante della provocazione (art.62 co.1 n.2 c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato solo il primo motivo: la condotta minacciosa contestata al capo B) è stata assorbita nella più grave fattispecie di violenza privata (capo A) in quanto parte di un'unica dinamica unitaria finalizzata a costringere la vittima a fornire i dati. Perciò la sentenza impugnata è annullata senza rinvio per il reato di minaccia (capo B) con esclusione della relativa pena (tre mesi di reclusione). Il ricorso è stato respinto nel resto: confermata la condanna per violenza privata e rigettate le doglianze su riqualificazione in ragion fattasi, scriminanti e provocazione.

Norme richiamate

  • art. 610 cod. pen. (violenza privata)

    La Corte considera integrata la fattispecie di violenza privata quando la condotta (violenza e/o minaccia) è funzionale e strumentale a costringere la vittima a fare, tollerare o omettere qualcosa; è reato complesso che può assorbire elementi che, isolatamente, costituirebbero altro reato.

  • art. 612 co. 2 e art. 61 co. 1 n. 2 cod. pen. (minaccia aggravata e circostanze)

    La minaccia, se inserita in un'unica dinamica finalizzata allo stesso scopo della violenza privata e priva di autonoma rilevanza temporale e funzionale, viene assorbita nella violenza privata.

  • art. 84 cod. pen. (assorbimento)

    Applicato il principio dell'assorbimento: quando una condotta minacciosa costituisce elemento costitutivo di un reato più grave realizzato unitariamente (violenza privata), la minaccia è assorbita e la relativa pena va esclusa.

  • art. 393 cod. pen. (ragion fattasi)

    La Cassazione ricorda che la fattispecie di ragion fattasi può assorbire la violenza privata solo se la condotta sia funzionale all'esercizio di un diritto effettivamente tutelato, proporzionata e compiuta nella ragionevole opinione di legittimità; nel caso concreto l'azione è risultata eccessiva e personale, quindi non riqualificabile in ragion fattasi.

  • art. 53, art. 55 e art. 59 cod. pen. (scriminanti eccesso colposo/errore)

    Le scriminanti invocate (adempimento di un dovere / uso legittimo delle armi) sono state escluse perché l'agente ha agito per interesse personale e con modalità sproporzionate; la Corte ha valutato che non ricorrevano i presupposti oggettivi e soggettivi della scriminante.

  • art. 62 co.1 n.2 cod. pen. (circostanza attenuante della provocazione)

    La provocazione richiede un fatto ingiusto altrui che abbia determinato lo stato d'ira. La Corte ha ritenuto che il fatto-ingiusto non fosse imputabile alla persona offesa (la collisione era dovuta alla guida pericolosa del ricorrente), perciò la provocazione non è stata riconosciuta.

  • art. 189 codice della strada (richiamato in trattazione difensiva)

    Richiamato dalla difesa come presunta base di un diritto del ricorrente a conoscere le generalità dopo il sinistro; la Corte ha ritenuto irrilevante ai fini di escludere la responsabilità penale quando l'azione sia personale e sproporzionata.

Massime di principio

  • Se violenza e minaccia si inseriscono in un'unica dinamica finalizzata a ottenere lo stesso risultato (es. costringere qualcuno a fornire documenti), la minaccia può essere assorbita nella violenza privata; non si procede a due condanne separate per atti funzionalmente unitari.
  • La riqualificazione in 'ragion fattasi' (esercizio arbitrario di un diritto) è ammessa solo se la condotta è direttamente e proporzionalmente funzionale all'esercizio di un diritto effettivamente tutelato e l'agente agisce nella ragionevole convinzione di far valere tale diritto; modalità eccessive o finalità personali escludono tale ricaduta.
  • Un pubblico ufficiale non può automaticamente invocare scriminanti (adempimento di un dovere o uso legittimo delle armi) quando agisce per interessi personali o con modalità sproporzionate: occorre valutare la finalità, la proporzione e la ragionevolezza della percezione del pericolo o del dovere.
  • La circostanza attenuante della provocazione richiede un fatto ingiusto imputabile alla persona offesa; il semplice dissenso o il rifiuto di fermarsi dopo un sinistro non è automaticamente fatto ingiusto che legittima la provocazione se la condotta iniziale rilevante è attribuibile all'agente stesso.
  • In casi di azioni concatenate (inseguimento, blocco del veicolo, minacce/uso arma) è fondamentale valutare se i singoli segmenti hanno autonoma rilevanza funzionale e temporale; se no, prevale la qualificazione della fattispecie complessiva più grave.

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