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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30887/2025 del 15/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per inosservanza e erronea applicazione dell'art. 47 Ord. pen. e per motivazione illogica: il ricorrente, giovane e con alcune condanne precedenti, era in arresti domiciliari (art. 656, comma 10 c.p.p.) e aveva presentato un progetto di risocializzazione con impiego lavorativo. Il Tribunale ha concesso la detenzione domiciliare ma ha negato l'affidamento in prova criticando la personalità e indicando l'uso di stupefacenti durante i domiciliari come elemento di rilievo senza specificarne frequenza o incidenza sulla pericolosità sociale, e utilizzando l'età e i precedenti in modo contraddittorio rispetto agli elementi favorevoli (lavoro, legami familiari). La difesa censura quindi l'illogicità e la mancanza di adeguata motivazione circa il rifiuto dell'affidamento in prova

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata nella parte relativa al diniego dell'affidamento in prova e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Roma per un nuovo giudizio, con l'indicazione di integrare la motivazione in particolare chiarendo la rilevanza e la frequenza dell'uso di stupefacenti e la concreta incidenza di tale condotta sulla pericolosità sociale residua, nonché di motivare coerentemente il diverso valore attribuito agli stessi elementi (es. lavoro e legami). La concessione della detenzione domiciliare non è stata riformata; è stato inoltre disposto l'oscuramento dei dati sensibili ai sensi della normativa sulla protezione dei dati

Norme richiamate

  • art. 47 Ord. pen.

    L'affidamento in prova al servizio sociale richiede presupposti che devono essere accertati con modalità più incisive rispetto alla detenzione domiciliare; occorre valutare la personalità, la gravità dei reati, i precedenti e soprattutto la condotta successiva al reato (avvio di processo critico e segni di emenda). La detenzione domiciliare invece può essere concessa quando l'idoneità della misura sia sufficiente a contenere il pericolo di recidiva, pur richiedendo una prognosi positiva

  • art. 656, comma 10, cod. proc. pen.

    art. 656, comma 10, cod. proc. pen.

    Indica lo stato di esecuzione degli arresti domiciliari in cui si trovava il ricorrente al momento dell'istanza; informazione rilevante ai fini della valutazione delle misure alternative

  • art. 127 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per chiarire che nel procedimento in esame non è prevista la trattazione in camera di consiglio con discussione orale, pertanto la richiesta di trattazione orale non è ammissibile

  • art. 52 d.lgs. 196/2003

    Imposizione di oscuramento delle generalità e dei dati identificativi nelle comunicazioni pubbliche del provvedimento per la tutela dei dati personali

Massime di principio

  • Affidamento in prova e detenzione domiciliare sono misure alternative con requisiti diversi: l'affidamento richiede una valutazione più rigorosa e la dimostrazione di avvio di emenda; la detenzione domiciliare è applicabile quando è ritenuta idonea a contenere la pericolosità residua
  • Se il giudice concede una misura alternativa meno favorevole ma ne nega una più ampia basandosi su elementi comuni, deve motivare espressamente e coerentemente la ragione di tale scelta
  • La mera attestazione di uso di sostanze stupefacenti non è sufficiente a negare l'affidamento in prova: la motivazione deve indicare frequenza, rilevanza e incidenza di tale condotta sulla pericolosità sociale
  • Fattori positivi come occupazione, legami familiari e giovane età devono essere valutati nel loro valore riabilitativo e non possono essere contraddittoriamente sminuiti senza spiegazione
  • In caso di motivazione insufficiente la Cassazione può limitarsi ad annullare il provvedimento e rinviare al giudice di merito perché integri la valutazione, senza sostituirsi al giudice di merito

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