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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25605/2023 del 14/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il rigetto, operato dal Tribunale di sorveglianza di Roma con ordinanza del 22/06/2022, della sua istanza di liberazione condizionale ai sensi dell'art. 16-nonies d.l. n. 8/1991. Lombardo, condannato all'ergastolo e sottoposto a detenzione domiciliare dal 2003 in quanto collaboratore di giustizia per reati commessi negli anni 1985-1991, ha dedotto che il Tribunale ha violato la legge e viziosamente motivato il provvedimento, avendo riconosciuto requisiti ammissibili ma rigettato la domanda unicamente per la mancata dichiarazione di risarcimento delle vittime e per la presunta assenza di un serio impegno verso la comunità, senza valutare complessivamente il lungo percorso collaborativo e trattamentale e gli altri elementi di reinserimento sociale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso nei termini esposti, ritenendo la motivazione del Tribunale illogica e incongrua perché ancorata soltanto all'assenza di iniziative risarcitorie e a un generico mancato impegno verso la comunità, senza valutare adeguatamente la lunga attività di collaborazione, il percorso rieducativo e i benefici già concessi (permessi, liberazione anticipata, detenzione domiciliare dal 2003). La Corte ha affermato che l'assenza di azioni risarcitorie non è di per sé ostativa alla liberazione condizionale e che il giudizio prognostico sul "sicuro ravvedimento" deve essere formulato sulla base della valutazione complessiva del percorso trattamentale e degli elementi concreti di reinserimento. Per tali ragioni ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di sorveglianza di Roma per nuovo giudizio conforme ai principi enunciati.

Norme richiamate

  • art. 16-nonies, d.l. 15 n. 8 del 1991

    subordina la concessione della liberazione condizionale al requisito che l'istante abbia espiato la parte di pena prevista, sia acquisita la prova del ravvedimento e non risultino persistenti collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva

    La norma consente la concessione della liberazione condizionale al collaboratore anche derogando ad alcuni limiti ordinari, ma pone come condizione la prova del ravvedimento e l'assenza di collegamenti persistenti con la criminalità; tuttavia l'adempimento delle obbligazioni civili (comma 4) non assume valore assoluto e l'assenza di iniziative risarcitorie non è automaticamente ostativa: il ravvedimento va valutato complessivamente sul percorso trattamentale e sui comportamenti concreti nel corso dell'esecuzione della pena.

  • art. 176 cod. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti di pena cui l'art. 16-nonies può derogare in tema di ammissibilità; la Cassazione sottolinea che la deroga prevista dall'art. 16-nonies riguarda le condizioni di ammissibilità ma non esonera dal valutare il requisito del ravvedimento e la finalità rieducativa in termini di certezza o elevata probabilità di futura conformazione alla legge.

Massime di principio

  • Per i collaboratori di giustizia la liberazione condizionale richiede la prova del "sicuro ravvedimento" valutato sulla base dell'insieme dei comportamenti tenuti e del percorso trattamentale: non è sufficiente un giudizio isolato su un singolo elemento.
  • L'assenza di iniziative risarcitorie verso le vittime non è di per sé ostativa alla concessione del beneficio; va considerata come uno dei molteplici indici del ravvedimento, non come fattore determinante ed esclusivo.
  • Il giudice deve valorizzare elementi quali la durata e la qualità della collaborazione, la partecipazione a programmi rieducativi, l'attività lavorativa e di studio, i rapporti familiari e il comportamento processuale (permessi, liberazione anticipata, detenzione domiciliare) per formulare un giudizio prognostico attendibile.
  • Se il provvedimento di rigetto si fonda in modo esclusivo o prevalente su un solo elemento (es. mancato risarcimento) omettendo la valutazione complessiva del percorso rieducativo, la Cassazione tende ad annullare e rinviare per nuovo esame.
  • In fase istruttoria difensiva conviene produrre documentazione dettagliata sul percorso trattamentale, attività lavorative, certificazioni delle autorità penitenziarie e ogni elemento che dimostri la stabile e duratura adesione a valori socialmente condivisi.

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