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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25563/2023 del 14/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila del 07/01/2022. Il ricorrente, tramite unico motivo, deduce violazione dell'art. 192 c.p.p., difetto di valutazione, errata applicazione degli artt. 624 e 625 nn. 2 e 7 c.p. e carenza di motivazione. Contestava in particolare l'attendibilità del riconoscimento operato dalla teste Montanaro Francesca (che aveva individuato l'imputato come autore del furto) e la coerenza della ricostruzione con il rilievo che il veicolo Alfa 156 SW, ritenuto provento di furto, non presentava segni di effrazione pur essendo stato rinvenuto con il vetro posteriore destro infranto; sosteneva che la Corte d'appello non avesse motivato adeguatamente né risposto alle obiezioni difensive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero in sostanza una rivalutazione fattuale delle prove (affidabilità del riconoscimento e della dinamica del furto) e non evidenziassero un vero vizio di motivazione ex art. 192 c.p.p. o un errore di diritto: i giudici di merito avevano esaminato gli elementi disponibili, risposto alle deduzioni della difesa e fornito motivazione non manifestamente illogica (es.: la mancata percezione del vetro rotto da parte della teste è plausibile per la concitazione del momento). A seguito della declaratoria di inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che il requisito di motivazione richiesto dall'art. 192 c.p.p. fosse rispettato: i giudici di merito hanno esaminato gli elementi probatori, risposto alle deduzioni difensive e motivato la valutazione dell'attendibilità del riconoscimento.

  • art. 624 cod. pen.

    Norma sul delitto di furto; la Corte d'appello ha valutato la sussistenza degli elementi fattuali ai fini del reato, tenendo conto della circostanza che il veicolo era stato rubato e rinvenuto con il vetro posteriore destro infranto.

  • art. 625 nn. 2 e 7 cod. pen.

    Aggravanti connesse al reato di furto richiamate nella contestazione; la Corte d'appello ha rideterminato la pena in relazione alle imputazioni residue, applicando le norme penali pertinenti.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti del sindacato di legittimità: la Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito con una diversa valutazione dei fatti quando la censura si risolve in una mera ricostruzione alternativa non indicativa di un vizio motivazionale o di diritto.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione è limitata nel controllo: non annulla per semplici rielaborazioni alternative dei fatti; occorre dimostrare un vizio di diritto o una carenza logico-argomentativa grave nella motivazione.
  • Per censurare in cassazione l'affidabilità di un riconoscimento o la valutazione di una testimonianza è necessario mostrare lacune specifiche nella motivazione dei giudici di merito (omissioni, contraddizioni non chiarite, mancata valutazione di elementi determinanti), non solo proporre una diversa lettura delle prove.
  • La presenza o assenza di segni di effrazione non esclude automaticamente il furto: la valutazione della coerenza tra danni al veicolo e dinamica del reato è questione di merito e va contrastata con argomentazioni che evidenzino l'irrazionalità o l'insufficienza della motivazione contraria.
  • Ai fini dell'ammissibilità del ricorso in cassazione è fondamentale circoscrivere le censure a profili qualificabili come errori di diritto o carenze motivazionali rilevanti ex art. 606 c.p.p.; le doglianze meramente fattuali sono generalmente inammissibili.

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