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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25566/2023 del 14/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza del giudice di rinvio che li ha ritenuti responsabili di furto pluriaggravato in concorso (con Calabrese Rita). Motivo comune: censura per mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62, n. 6 c.p., sostenendo che l'integrale e spontaneo pagamento del prezzo della merce rubata, effettuato tre giorni dopo il fatto e prima del giudizio, costituisce riparazione e quindi attenuante. Motivo specifico di Antonuccio: censura della revoca d'ufficio della sospensione condizionale della pena (violazione degli artt. 163, 164, 168 c.p. e del divieto di reformatio in peius), poiché la revoca sarebbe stata disposta senza impugnazione del Pubblico Ministero; inoltre sono state prospettate questioni relative alla carenza di motivazione. Sono stati altresì presentati motivi nuovi dai difensori che evidenziavano la mancanza della condizione di procedibilità.

La decisione

La Corte Suprema ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Sul motivo comune ha ritenuto manifestamente infondato e generico l'assunto che il pagamento del prezzo della merce rubata equivalga alla riparazione del danno ai fini dell'attenuante: la Corte ha richiamato la giurisprudenza che richiede una riparazione integrale, comprensiva anche degli eventuali pregiudizi non patrimoniali. Sul motivo di Antonuccio relativo alla revoca della sospensione condizionale la Corte ha confermato la correttezza dell'operato della Corte territoriale, rilevando che la revoca era fondata sull'esistenza di una precedente condanna definitiva per reati in materia di stupefacenti che rendeva ostativa la concessione del beneficio secondo l'art. 164, comma 4, c.p.; alla luce della giurisprudenza, la revoca ha natura dichiarativa e può essere disposta d'ufficio anche in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero. Conseguentemente la sentenza di merito è stata confermata e i ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di euro tremila ciascuno alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 62, n. 6, cod. pen.

    Norma che disciplina l'attenuante per la riparazione del danno; la Corte interpreta restrittivamente che il semplice pagamento del prezzo della merce non necessariamente costituisce "riparazione integrale" ai fini dell'attenuante, che richiede l'eliminazione di tutti gli effetti pregiudizievoli del reato, anche non patrimoniali

  • art. 163 cod. pen.

    Richiamato in relazione ai criteri di determinazione della pena e ai profili connessi alla sospensione condizionale; non emerge diversa applicazione normativa rispetto ai principi consolidati

  • art. 164 cod. pen.

    Stabilisce i requisiti e le cause ostative per la sospensione condizionale della pena; la Corte ha ritenuto che il comma 4 prevedeva un ostacolo alla concessione del beneficio perché sussisteva una condanna precedente per reati in materia di stupefacenti

  • art. 168 cod. pen.

    Regola la revoca della sospensione condizionale; la Corte ha richiamato che la revoca ha natura dichiarativa "ope legis" quando il beneficio risulti concesso in presenza di cause ostative e pertanto può essere disposta d'ufficio

  • art. 597, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti in relazione al divieto di reformatio in peius; la Corte ha ritenuto che non sussista violazione del divieto ove la revoca sia dichiarativa per violazione di limiti sostanziali alla concessione del beneficio

  • art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma che consente la proposizione di motivi nuovi in cassazione da parte della difesa; i motivi aggiunti sono stati esaminati rispetto alla loro tempestività e rilevanza, ma complessivamente i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili

  • art. 674, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Richiamato nella giurisprudenza citata: il potere di rilevare fatti che incidono su effetti di diritto sostanziale può essere esercitato anche dal giudice dell'esecuzione e dal giudice di appello, giustificando la revoca d'ufficio

Massime di principio

  • Il pagamento del prezzo della merce rubata effettuato dai colpevoli non costituisce automaticamente una "riparazione integrale" ai fini dell'attenuante di cui all'art. 62, n. 6 c.p.; per ottenere l'attenuante occorre dimostrare che la riparazione ha eliminato ogni effetto pregiudizievole del reato, anche non patrimoniale
  • La revoca della sospensione condizionale ha natura dichiarativa quando il beneficio è stato concesso in presenza di cause ostative previste dalla legge: in tali ipotesi il giudice d'appello può disporre la revoca d'ufficio anche in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero, senza violare il divieto di reformatio in peius
  • I motivi di ricorso generici o manifestamente infondati sono inammissibili; le censure devono essere specifiche e supportate da argomentazione puntuale e documentale
  • La difesa che intende far valere la condizione di procedibilità o l'esistenza di riparazione deve produrre prove chiare e tempestive; motivi nuovi presentati tardivamente possono non essere valorizzati
  • Per tutelarsi in situazioni analoghe è consigliabile documentare dettagliatamente la riparazione (data, modalità, ricevute, eventuali atti di risarcimento per danni non patrimoniali) e, se si contesta la revoca di un beneficio concesso, dimostrare l'inesistenza di cause ostative o che le stesse non erano note al momento della concessione

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