Cassazione Penale, Ordinanza n. 17360/2026 del 13/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva ritenuto integrato il tentativo di truffa. Con l'unico motivo ha dedotto violazione di legge in relazione all'art. 56, comma 3, c.p. e vizio di motivazione, sostenendo la manifesta illogicità dell'intera sentenza e l'erronea esclusione della desistenza volontaria. La Corte territoriale aveva invece valorizzato plurimi elementi fattuali per affermare che l'azione criminosa non era stata volontariamente arrestata dall'agente, ma interrotta per fattori esterni, quali la reazione imprevista della vittima e il venir meno della ragionevole prospettiva di portare a compimento il proposito criminoso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la doglianza sulla motivazione mirasse in realtà a ottenere una nuova valutazione del merito, preclusa in sede di legittimità, e che la sentenza impugnata fosse sorretta da un apparato argomentativo logico e privo di manifesta illogicità o contraddittorietà. È stata quindi confermata la qualificazione del fatto come tentata truffa, con esclusione della desistenza volontaria. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
La desistenza è configurabile solo quando l'agente interrompa volontariamente l'azione criminosa; se l'interruzione deriva da fattori esterni o dal timore di non riuscire a portare a termine il delitto, l'esimente non opera.
Disciplina il tentativo di reato; nel caso concreto è stato ritenuto integrato il tentativo di truffa.
La condotta è stata ricondotta al delitto di truffa nella forma tentata.
art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.
Il vizio motivazionale deducibile in cassazione riguarda solo la manifesta illogicità o contraddittorietà del ragionamento decisorio, non una nuova rivalutazione del materiale probatorio.
È stata applicata la conseguenza economica dell'inammissibilità del ricorso, con condanna al pagamento delle spese e della somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- In sede di legittimità non è consentito trasformare il vizio di motivazione in una richiesta di nuova valutazione delle prove o di diversa ricostruzione dei fatti rispetto a quella compiuta dal giudice di merito.
- Il vizio di motivazione rilevante in cassazione sussiste solo quando il percorso argomentativo della sentenza presenti manifesta illogicità, contraddizioni interne o carenze tali da incrinarne la tenuta logico-giuridica.
- La desistenza volontaria nel tentativo punibile presuppone che l'agente interrompa autonomamente e spontaneamente l'azione; non ricorre quando l'arresto della condotta dipende da reazioni della vittima, da ostacoli esterni o dal timore di essere scoperto o di non riuscire a realizzare il delitto.
- Quando il giudice di merito espone plurimi elementi di fatto coerenti nel ritenere esclusa la desistenza e integrato il tentativo, la censura che pretenda una diversa lettura del compendio probatorio è inammissibile in cassazione.
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