Cassazione Penale, Ordinanza n. 22169/2025 del 12/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché proposto oltre il termine di legge per impugnare. Ha conseguentemente condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che lo aveva condannato per il reato di cui all'art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. 309/1990. Dalla breve ordinanza emerge però che il ricorso è stato ritenuto tardivo: il termine per impugnare sarebbe scaduto l'11/10/2024, mentre il ricorso è stato depositato il 23/10/2024. La questione decisa dalla Corte riguarda quindi esclusivamente l'ammissibilità per intempestività dell'impugnazione, non il merito della condanna.
Norme richiamate
art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. 309/1990
Norma incriminatrice richiamata come base della sentenza di condanna oggetto di impugnazione; la Corte non ne esamina il merito, limitandosi al controllo sull'ammissibilità del ricorso.
Il ricorso tardivo è dichiarato inammissibile per inosservanza del termine di impugnazione.
Massime di principio
- L'impugnazione proposta oltre il termine di legge è inammissibile e non consente alcun esame del merito della sentenza impugnata.
- Quando il ricorso per cassazione è inammissibile per tardività, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
- Nel giudizio di legittimità la verifica preliminare sulla tempestività dell'impugnazione assorbe ogni altra censura, impedendo l'accesso alla valutazione della condanna di merito.
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