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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17501/2024 del 30/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per reati di traffico di stupefacenti e associazione finalizzata (artt. 74, 73 d.P.R. 309/90; 416-bis e 61-bis c.p.); dedotte: (1) violazione di legge e travisamento della prova in relazione all'attribuzione al ricorrente dell'utenza Sky ECC (pin 43GANO, username "Montecarlo"), dato che i riscontri tecnici sarebbero solidi solo per l'utenza precedente (MCHEI2, nick "Imola") mentre per la seconda si sarebbe fatto riferimento soltanto al contenuto della chat e a un errore di identificazione di un terzo ("Mustag"); (2) insufficienza degli indizi per ritenere la partecipazione all'associazione ex art. 74 d.P.R. 309/90 poiché il ricorrente sarebbe coinvolto in un unico episodio e avrebbe rapporti limitati con alcuni sodali, con indicazione di un compenso una tantum e mancata prova di future condotte associative; (3) vizio nella qualificazione autonoma del reato contestato al capo C 26) rispetto al C 23), sostenendo che si tratterebbe della stessa condotta continuata (custodia temporanea della sostanza fra il 9 e il 18 dicembre).

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati i motivi: (i) sul travisamento la Corte di legittimità ha richiamato il limite della censura mostrando che il riesame ha fornito motivazione congrua e coerente nell'attribuire al ricorrente anche l'utenza "Montecarlo" sulla base di vari elementi di riscontro (uso del pin dopo il 10/11/2020 per reati-fine, chat dove i soprannomi "Imola" e "Montecarlo" sono usati per lo stesso utente, richiesta di incontro da parte di Rugnetta con indicazione del luogo vicino all'ufficio dell'assicuratore dove il ricorrente lavorava, menzione della professione di assicuratore da parte di Leuzzi). (ii) sulla sussistenza dei gravi indizi per l'associazione ex art. 74 d.P.R. 309/90 la Corte ha ritenuto che, anche in presenza di un unico affare, il ruolo affidato al ricorrente (custodia della sostanza e dei proventi, coordinamento delle operazioni di esfiltrazione e partecipazione al trasporto di 100 kg) dimostra stabilità e inserimento nel sodalizio. (iii) sulla autonomia del capo C 26) rispetto al C 23) la Corte ha applicato i criteri consolidati: l'assorbimento delle diverse condotte avviene solo se si tratta della stessa materia (stessa sostanza), con stessi soggetti e senza apprezzabile soluzione di continuità; nel caso concreto mancavano identità dei soggetti, univoca finalizzazione e contemporaneità, e parte della partita risultava destinata a soggetti diversi in altro territorio (Locride), per cui i fatti integrano reati distinti. Conseguentemente il ricorso è respinto e il ricorrente è condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. 309/90

    La partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti può essere desunta anche da un solo reato-fine quando il ruolo, le modalità e i mezzi impiegati evidenziano un vincolo stabile; il ruolo affidato (es. custodia della droga e dei proventi, coordinamento dell'esfiltrazione) è elemento probatorio rilevante per la stabile appartenenza.

  • art. 73 d.P.R. 309/90

    Le diverse condotte previste dalla norma possono essere assorbite in un unico fatto più grave solo se riguardano la stessa sostanza, gli stessi soggetti, e sono compiute contestualmente senza apprezzabile soluzione di continuità; in assenza di questi presupposti costituiscono reati autonomi.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Richiamata tra le fattispecie iniziali contestate (associazione di tipo mafioso), ma l'argomentazione si è concentrata soprattutto sull'appartenenza a sodalizio criminale e sui gravi indizi relativi ai ruoli e alle condotte.

  • art. 61-bis cod. pen.

    Norma richiamata tra le aggravanti iniziali; la sentenza valorizza circostanze della condotta e del ruolo che giustificano la misura cautelare nella cornice normativa applicata.

  • Sez. 5, n. 8188/2017 e giurisprudenza sul vizio di travisamento

    Il vizio di travisamento in Cassazione è circoscritto: la censura può riguardare solo l'errata considerazione di una prova inesistente o l'omissione di una prova presente quando l'errore sia incontrovertibile e capace di disarticolare il ragionamento del giudice di merito; non è ammessa nuova valutazione critica del significato della prova.

  • Sez. 1, n. 6308/2010 (Ahmed) e altre decisioni in tema di prova di appartenenza associativa

    Principi consolidati: il singolo fatto può dimostrare l'appartenenza quando il ruolo e i mezzi impiegati rendono evidente il vincolo associativo (ruolo non affidabile a estranei o uso autonomo di mezzi propri del sodalizio).

Massime di principio

  • Il vizio di travisamento della prova in Cassazione è una strada molto limitata: occorre dimostrare un errore incontrovertibile del giudice di merito nella trasposizione del dato probatorio, non una diversa valutazione del significato delle prove.
  • Attribuzione di dispositivi/utenze tramite chat criptate e nickname può essere ritenuta valida se supportata da riscontri concreti e convergenti (uso continuativo del pin, riferimenti nei messaggi che coincidono con dati anagrafici o luoghi noti, chiedere l'incontro con indicazioni geografiche che corrispondono alla professione/luogo di lavoro).
  • La partecipazione a un'associazione di tipo criminale può essere provata anche su base di un unico episodio se il ruolo svolto (es. custodia della sostanza, coordinamento logistico) e le modalità dell'azione mostrano inserimento stabile nel sodalizio.
  • Per valutare l'autonomia di più reati previsti dall'art. 73 d.P.R. 309/90 è necessario verificare: identità della sostanza, identità dei soggetti coinvolti, contemporaneità e assenza di soluzione di continuità e medesima finalità; se manca uno di questi elementi, le condotte possono essere rilevate come reati distinti.
  • Se questioni giuridiche rilevanti sono pendenti dinanzi alle Sezioni Unite, in Cassazione il procedimento può tuttavia essere trattato subito se il ricorrente non deduce specificamente quelle questioni; la decisione di rinvio dipende dalla deduzione formale delle questioni coinvolte.

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