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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36935/2023 del 07/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso deduce tre motivi: 1) inutilizzabilità degli atti di indagine per presunto superamento dei termini massimi delle indagini preliminari (iscrizione 2014, avviso ex art. 415-bis notificato maggio 2017), senza però indicare quali atti sarebbero stati compiuti oltre i termini; 2) estinzione per prescrizione delle condotte riferibili al 2010, contestando che la sentenza di fallimento del 2014 possa segnare il momento consumativo rilevante penalmente; 3) vizio di motivazione e contestazione di fatto: contestata la qualificazione di imprudente dell'acquisizione della Bisceglia s.a.s. per euro 5.000, il rilievo del mutuo ipotecario precedente, l'assenza del dolo per bancarotta documentale (contabilità affidata a professionista), la regolarità degli addebiti/presunti prelievi e la valutazione delle prove e dell'aggravante per danno patrimoniale rilevante e delle pene accessorie.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazioni principali: primo motivo ritenuto generico e non idoneo perché privo dell'indicazione specifica degli atti compiuti dopo la scadenza dei termini e perché l'inutilizzabilità deve essere eccepita tempestivamente e non può essere dedotta per la prima volta in Cassazione; secondo motivo respinto richiamando la consolidata giurisprudenza secondo cui la sentenza di fallimento individua il momento consumativo delle fattispecie di bancarotta, per cui la prescrizione non opera; terzo motivo inammissibile perché sostanzialmente vertente su questioni di fatto e valutazione di prove, materie riservate al giudice di merito; la Corte ha inoltre richiamato il principio secondo il quale l'imprenditore non è esonerato dalla vigilanza sulla contabilità affidata a terzi, salvo prova rigorosa in contrario. Per effetto della declaratoria di inammissibilità il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Legge fallimentare (art. 216, 217, 219, 224)

    Norme che individuano e puniscono le diverse fattispecie di bancarotta (fraudolenta documentale, fraudolenta per distrazione, semplice) e le aggravanti; la Corte si è riferita a tali disposizioni per ricostruire i capi di imputazione e valutare l'applicabilità delle circostanze aggravanti (in particolare art. 219, comma 1).

  • Codice di procedura penale (art. 406, art. 407, art. 415-bis, art. 335)

    Art. 406-407 riguardano nullità e inutilizzabilità; la Corte ricorda che il decorso dei termini per le indagini non determina nullità ma eventuale inutilizzabilità della prova, rilevabile solo su eccezione di parte e tempestivamente. Art. 415-bis e art. 335 sono riferiti alla comunicazione di conclusione indagini e all'iscrizione a ruolo, utili per la determinazione della cronologia processuale.

  • Codice penale (art. 157)

    Norma richiamata in relazione ai termini di prescrizione; la Corte, però, segue la giurisprudenza che individua nella sentenza di fallimento il momento consumativo per i reati fallimentari, incidendo sul computo della prescrizione.

  • Codice di procedura penale (art. 606, lett. c) ed e))

    Indica i motivi di ricorso per cassazione: lett. c) per inosservanza di norme processuali (usata per dedurre inutilizzabilità e prescrizione), lett. e) per vizio di motivazione. La Corte ha valutato tali motivi sulla base dei requisiti di specificità e rilevanza per il giudizio di legittimità.

  • Codice di procedura penale (art. 616)

    Prevede le conseguenze della declaratoria di inammissibilità del ricorso, con condanna alle spese e eventuale somma a favore della Cassa delle Ammende; la Corte ha applicato tale norma condannando il ricorrente a pagare le spese e euro 3.000,00.

  • Giurisprudenza di legittimità citata

    es. Sez. U, n. 22474 del 31/03/2016 (Passarelli) e altre

    La Corte si è richiamata a precedenti consolidati che stabiliscono: la sentenza di fallimento delimita il momento consumativo dei reati fallimentari; il decorso dei termini delle indagini non comporta nullità automatica; l'imprenditore resta responsabile della vigilanza sulla contabilità affidata a terzi salvo prova rigorosa in contrario.

Massime di principio

  • In Cassazione le deduzioni devono essere specifiche: per l'inutilizzabilità di atti per decorso dei termini d'indagine occorre indicare concretamente quali atti siano stati compiuti oltre i termini e, se si tratta di eccezione di inutilizzabilità, questa va sollevata tempestivamente nel processo, non per la prima volta in cassazione.
  • Il superamento dei termini per le indagini preliminari non determina nullità degli atti ma, al più, la loro inutilizzabilità, che è rimessa all'eccezione di parte nelle forme e nei tempi previsti dalla legge.
  • Per i reati fallimentari prevalente giurisprudenza considera la sentenza di fallimento come momento consumativo rilevante ai fini penali; pertanto, il computo della prescrizione prende riferimento a tale evento.
  • La Corte di legittimità non è competente a riformare valutazioni di fatto o di prova: i motivi che si limitano a chiedere una diversa valutazione delle emergenze probatorie sono normalmente inammissibili.
  • L'imprenditore che affida la contabilità a un professionista non è automaticamente esente da responsabilità: sussiste una presunzione di vigilanza che può essere superata solo con prova rigorosa in contrario.
  • La valutazione della particolare gravità del danno patrimoniale per l'aggravante di bancarotta va compiuta rispetto alla diminuzione complessiva della massa attiva disponibile per i creditori, non in termini meramente percentuali rispetto a singole operazioni.
  • Chi impugna in Cassazione deve centrare il motivo sul principio di diritto applicabile e fornire adeguata istruzione sulle norme e sui fatti rilevanti; motivi generici o meramente ricostruzioni alternative dei fatti espongono il ricorso a declaratoria di inammissibilità.

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