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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29268/2024 del 13/11/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (ente espropriante)

La controversia

La controversia nasce dalla determinazione dell'indennità di espropriazione dovuta per alcuni terreni occupati d'urgenza e poi espropriati per la realizzazione di un tratto della strada statale 131 nel Comune di Nuraminis. I proprietari avevano lamentato la mancata accettazione dell'indennità provvisoria e contestato la stima delle aree. La Corte d'appello aveva qualificato i terreni come non edificabili, perché assoggettati a vincolo conformativo di viabilità derivante dal piano urbanistico comunale, ma poi, nella liquidazione dell'indennità, aveva valorizzato le aree con criteri propri dei suoli aventi valore comprensoriale e potenzialmente edificatorio, recependo in sostanza le conclusioni del CTU che aveva attribuito un valore molto superiore a quello sostenuto dall'ente espropriante. Con il ricorso per cassazione l'ente deduceva, con il primo motivo, violazione dell'art. 54 d.P.R. n. 327/2001 per contraddittorietà della decisione, poiché, una volta esclusa l'edificabilità e affermato il vincolo di viabilità, non poteva poi essere applicato un valore di mercato riferibile a destinazioni diverse da quella agricola/non edificabile; con il secondo motivo denunciava violazione dell'art. 116 c.p.c. e omesso esame di fatto decisivo, sostenendo che la difesa erariale aveva in realtà contestato la stima e la destinazione urbanistica, e che il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto il contrario.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo e il secondo motivo, esaminati congiuntamente, ritenendoli fondati. Ha affermato che la Corte d'appello aveva correttamente richiamato il principio secondo cui le aree destinate a viabilità di grande comunicazione, in quanto vincolate a uso meramente pubblicistico, sono non edificabili; tuttavia ha ravvisato una contraddizione nella successiva fase di liquidazione, perché il giudice territoriale aveva finito per riconoscere alle stesse aree un "valore comprensoriale", tipico di suoli suscettibili di edificazione o comunque non coerente con la qualificazione di non edificabilità appena affermata. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Cagliari, in diversa composizione, affinché ridetermini l'indennità in modo coerente con la qualificazione urbanistica delle aree e con i principi richiamati dalla Corte di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Ai fini della determinazione dell'indennità di espropriazione, la qualificazione urbanistica dell'area deve essere coerente con il criterio di stima adottato: se il bene è considerato non edificabile per vincolo di destinazione pubblicistica, non può poi essere valorizzato come se avesse attitudine edificatoria o "comprensoriale".
  • La destinazione impressa dal piano urbanistico a opere di grande viabilità, quando abbia portata generale e incida su una pluralità indistinta di proprietà, integra un vincolo conformativo e non un vincolo preordinato all'esproprio.
  • Le aree concretamente vincolate a viabilità o ad altro uso pubblicistico non sono edificabili ai fini indennitari, anche se non ricadono in una fascia di rispetto stradale in senso stretto.
  • L'inclusione o meno in una fascia di rispetto stradale è solo un indice, non essendo sufficiente da sola a fondare l'edificabilità del bene; occorre verificare l'effettivo regime urbanistico e l'eventuale presenza di ulteriori vincoli.
  • Quando il giudice di merito recepisce una CTU, deve evitare affermazioni tra loro incompatibili: non può prima escludere un certo valore giuridico del bene e poi recuperarlo, in sede di quantificazione, attraverso la stima basata su quel medesimo valore escluso.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataProprietàProveImpugnazioni
RamiEsecuzioniDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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