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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19719/2025 del 27/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza di riesame che aveva confermato la misura degli arresti domiciliari. Si contesta la gravità indiziaria relativa al coinvolgimento e al ruolo di ciascuno (Liccardo e De Rosa) nella vicenda: l'accusa è che, con minacce dirette a Laudiero (titolare del centro sportivo Anthares) prospettando la revoca della concessione o controlli della Polizia Municipale, i ricorrenti avrebbero costretto la vittima a consegnare 15.000 euro (dopo una richiesta iniziale di 30.000). Liccardo ha dedotto che le iniziative erano istituzionali e che le dimissioni sopravvenute escludono il pericolo di reiterazione; De Rosa ha contestato il suo coinvolgimento e ha censurato l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese da Russo dopo l'arresto di Smarrazzo (art. 63 c.p.p.). Entrambi hanno chiesto l'annullamento dell'ordinanza per vizi nella motivazione e nella qualificazione giuridica dei fatti.

La decisione

La Corte ha ritenuto i ricorsi in parte fondati. Sintesi decisionale: 1) Sul piano della gravità indiziaria la Corte conferma che esiste un quadro indiziario serio e articolato rispetto al coinvolgimento degli imputati (con molteplici elementi fattuali e conversazioni indicate nell'ordinanza), sicché molte censure difensive risultano inconsistenti nella loro parte descrittiva; 2) Tuttavia la Corte annulla l'ordinanza nella parte relativa alla qualificazione giuridica dei fatti: il Tribunale non ha adeguatamente valutato se i fatti rientrino nella concussione (art.317) o nella induzione indebita (art.319‑quater) e non ha correttamente applicato i principi di diritto che distinguono costrizione e induzione, con conseguente necessità di nuovo esame; 3) Quanto alle esigenze cautelari relative a Liccardo, la Corte annulla la valutazione del pericolo di reiterazione perché la motivazione del Tribunale circa l'irrilevanza delle dimissioni è risultata meramente assertiva e non fondata su elementi concreti; 4) Per De Rosa la Corte conferma la gravità indiziaria in larga misura ma annulla l'ordinanza quanto alla qualificazione giuridica dei fatti come sopra; 5) La Corte annulla inoltre la valutazione sulle dichiarazioni rese da Russo (assunte il 4/9/2024 dopo l'arresto di Smarrazzo) e rinvia al Tribunale per nuova valutazione della veste giuridica del dichiarante e della utilizzabilità delle sue dichiarazioni (art.63 c.p.p.), non potendosi basare esclusivamente sulle dichiarazioni di Laudiero; 6) In conclusione: annullamento con rinvio per la nuova qualificazione giuridica dei fatti e per nuovo esame delle esigenze cautelari e dell'utilizzabilità delle dichiarazioni cruciali.

Norme richiamate

  • legge n.190/2012 (riforma reati contro la P.A.)

    La riforma ha distintamente separato la concussione (art.317) dalla fattispecie di induzione indebita oggi nell'art.319‑quater; la distinzione è centrale per qualificare il ruolo di "vittima" vs "corresponsabile" del privato

  • art. 317 cod. pen. (concussione)

    Richiede la condotta di costrizione/minaccia tipica del pubblico agente; la vittima è non punibile

  • art. 319‑quater cod. pen. (induzione indebita)

    Riguarda l'induzione senza minaccia, caratterizzata dall'alterazione del processo volitivo del privato e dall'esistenza di un vantaggio indebito per l'extraneus; il privato può risultare corresponsabile

  • art. 63 cod. proc. pen.

    Disciplina la veste del dichiarante; prevede che, se una persona informata sui fatti assume la qualità di indagato, va valutata la correttezza della sua posizione e l'eventuale inutilizzabilità delle sue dichiarazioni

  • art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. (misure cautelari, pericolo di reiterazione)

    Consente misure cautelari per pericolo di reiterazione; la sopravvenuta dimissione/sospensione non esclude automaticamente il pericolo ma il giudice deve motivare concretamente la prognosi

  • Sez. U., sentenza "Maldera" (n.12228/2013)

    Principi interpretativi che distinguono costrizione da induzione indebita, descrivendo gli elementi tipici (violenza/minaccia vs persuasione/induzione e vantaggio dell'extraneus)

  • Sez. U., sentenza "Mills" n.15208/2010

    Indicatori sulla verifica della veste del dichiarante (persona informata vs indagato) e sulla valutazione sostanziale della sua posizione al momento della dichiarazione

Massime di principio

  • Quando sussiste un sospetto di "revoca pretestuosa" quale strumento di pressione va distintamente valutato se la condotta del pubblico agente configura costrizione (concussione) o induzione: la qualificazione impatta sulla posizione del privato (vittima vs corresponsabile).
  • Il giudice deve valutare il quadro indiziario nel suo complesso e non frammentare singoli elementi: critiche difensive che isolano fatti senza riferirli al contesto probatorio complessivo sono spesso inammissibili.
  • Le dichiarazioni rese da persone informate sui fatti dopo eventi decisivi (es. arresto di terzi) richiedono un esame approfondito della loro veste giuridica al momento della resa; se emergono indizi che le rendono sostanzialmente riconducibili a indagati, la loro utilizzabilità può essere compromessa (art.63 c.p.p.).
  • La sopravvenuta dimissione o la cessazione del rapporto pubblico non annullano automaticamente la prova del pericolo di reiterazione: il giudice deve motivare concretamente perché relazioni sociali o influenza residua rendano probabile la reiterazione.
  • In ipotesi limite "a cavallo" tra concussione e induzione, il profilo del vantaggio indebito e la natura della pressione (minaccia vs persuasione insistente) sono elementi decisivi: l'accertamento fattuale e la corretta applicazione della giurisprudenza di legittimità sono essenziali per la qualificazione.
  • Se una decisione cautelare si fonda in modo decisivo su dichiarazioni la cui utilizzabilità è dubbia, il giudice di legittimità può annullare e rinviare perché si verifichi la decisività delle stesse rispetto al quadro probatorio complessivo.

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