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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37998/2023 del 18/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Bergamo (giudizio abbreviato) che aveva condannato Qosja Dritan per il reato di cui all'art.73, comma 1, del DPR 309/90 (detenzione illecita di sostanze stupefacenti: 4 involucri e un sacchetto di cocaina per complessivi 4,724 g; somma occultata €23.450, varie bilance elettroniche, tutto sottoposto a confisca), contestando la contraddittorietà e l'incompletezza della motivazione nella parte in cui il giudice, pur riconoscendo astrattamente i presupposti per l'espulsione, non ha disposto la misura di sicurezza dell'espulsione né effettuato una valutazione concreta e motivata della pericolosità sociale dell'imputato ai sensi dell'art.86 DPR 309/90, omettendo altresì la comparazione con le condizioni personali e familiari e i criteri di cui all'art.133 c.p.

La decisione

La Corte d'appello ha ritenuto fondato il profilo di doglianza relativo alla mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente a tale omissione e ha disposto il rinvio al Tribunale di Bergamo per un nuovo giudizio esclusivamente sul punto dell'applicazione dell'espulsione, rilevando l'assenza di qualsiasi valutazione concreta sulla pericolosità sociale del prevenuto e sulla ricorrenza dei presupposti oggettivi della norma. La condanna sostanziale (pena di 4 anni e multa di €18.000,00) e le altre statuizioni restano al momento in essere salvo quanto rideterminato al rinvio.

Norme richiamate

  • DPR 309/90, art.73 comma 1

    Norma sostanziale che punisce la detenzione illecita di stupefacenti; in fatto la condanna è stata pronunciata per il possesso di cocaina e gli elementi materiali (quantità, denaro, bilance) sono stati ritenuti idonei a configurare l'illecito.

  • DPR 309/90, art.86

    Prevede la misura di sicurezza dell'espulsione per determinati casi: la Corte ha ritenuto che, sebbene il giudice avesse riconosciuto in astratto i presupposti, l'omissione di una motivazione concreta e comparativa sulla pericolosità sociale rendeva nullo il mancato applicamento della misura e imponeva il rinvio per nuovo giudizio sul punto.

  • Codice penale, art.133

    Criteri per la determinazione della pericolosità sociale e del bilanciamento con i diritti familiari e personali; la Corte ha richiamato la necessità di una valutazione specifica e comparativa in base a tali criteri prima di escludere l'espulsione.

Massime di principio

  • Se esistono presupposti oggettivi per l'applicazione dell'espulsione (art.86 DPR 309/90), il giudice deve motivare in concreto la valutazione sulla pericolosità sociale prima di omettere la misura.
  • La mera affermazione astratta dei presupposti o la menzione di elementi quali recidiva e disvalore del fatto non sostituiscono una valutazione articolata e comparativa rispetto alle condizioni personali e familiari ai sensi dell'art.133 c.p.
  • In mancanza di una motivazione specifica sulla pericolosità sociale l'omissione dell'espulsione può determinare l'annullamento parziale della sentenza e il rinvio per nuovo giudizio su quel punto.
  • Nei procedimenti con giudizio abbreviato restano fermi gli obblighi motivazionali del giudice circa l'applicazione delle misure di sicurezza e la valutazione dei relativi presupposti.
  • Fatti indicativi di pericolosità sociale per traffico di stupefacenti includono ricorrenza del reato, rilevante quantità di denaro provento dell'attività illecita, strumenti da traffico (bilance) e mancanza di fonti lecite di reddito; tali elementi devono essere pesati rispetto agli interessi di tutela della vita familiare.
  • Il ricorso del pubblico ministero può essere accolto con annullamento limitato quando la censura riguarda specifiche omissioni valutative, senza incidere sulle altre statuizioni definitive già adeguatamente motivate.

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