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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4831/2022 del 10/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza di appello confermativa della condanna per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale e per calunnia, deducendo: (i) nullità procedurali e vizio di motivazione per mancato esame di specifiche deduzioni difensive e di prove a discarico; (ii) violazione di legge e vizio di motivazione nella ricostruzione del concorso dell'amministratore di diritto (Pirola) nei reati dolosi ascritti all'amministratore di fatto (Bertini), contestando l'uso di indici di fraudolenza e la valutazione dell'elemento psicologico richiesto per il dolo; (iii) vizio di motivazione e travisamento della prova rispetto alla responsabilità per calunnia; (iv) eccezione di prescrizione del reato di calunnia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i primi tre motivi non siano idonei a scalfire la congruità e la logicità della motivazione della Corte territoriale, che aveva adeguatamente valutato nel loro complesso le risultanze probatorie, ravvisando un ruolo operativo della Pirola e gli indici di fraudolenza necessari per affermare il dolo sia nella bancarotta documentale che patrimoniale e nella calunnia. Quanto alla prescrizione, la Corte ha ritenuto manifestamente infondato il quarto motivo: il reato di furto (poi considerato connesso alla calunnia) prevede pena detentiva massima di 10 anni, per cui il termine di prescrizione non era decorso alla data della sentenza di appello. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato in tema di impugnazioni e formalità; non rilevante di per sé per modificare l'esito del ricorso.

  • art. 546, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma sui motivi di ricorso per cassazione; usata a fondamento delle censure sull'inosservanza di norme processuali.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai vizi di motivazione e di procedimento impugnati.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e) cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto che le censure non dimostrassero errori giuridici o logici idonei a rimettere in discussione la valutazione di merito.

  • artt. 40, comma 2; 110; 43 cod. pen.

    Richiamati nella censura sul concorso di persone e sulla responsabilità degli amministratori di diritto: la Corte ha comunque ritenuto provato il dolo e il ruolo operativo della ricorrente, escludendo che la mera carica fosse l'unico elemento valutato.

  • artt. 216, comma 1, n. 1) e 2), 219, 223 legge fallimentare

    Norme richiamate in relazione ai reati di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale; la Corte d'appello ha applicato tali disposizioni ritenendo sussistenti gli indici di fraudolenza e l'elemento soggettivo.

  • art. 368 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di calunnia; la Corte ha ritenuto sussistente il dolo richiesta e ha respinto l'eccezione di prescrizione.

  • art. 157 e 161 cod. pen.

    Norme sulla prescrizione dei reati; applicate per valutare che il termine non fosse decorso alla data della sentenza di appello in relazione al reato collegato di furto con pena massima elevata.

  • art. 624-bis, comma 3 cod. pen.

    Richiamata relativamente alla qualificazione del furto denunciato; utilizzata per determinare il massimale della pena ai fini della prescrizione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese per ricorso infondato o inammissibile; la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese e ad una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il giudice di legittimità non annulla automaticamente perché la difesa lamenta mancata disamina di ogni singola allegazione: è sufficiente che il giudice di merito dia una motivazione complessiva, logica e congrua che dimostri di avere tenuto presenti i fatti decisivi.
  • Per impugnare valutazioni probatorie di merito occorre dimostrare errori giuridici, illogicità palese o travisamento della prova; mere divergenze interpretative o rilievi sulla valutazione degli indici di fraudolenza sono spesso insufficienti in Cassazione.
  • La responsabilità dell'amministratore di diritto per reati societari richiede la prova del dolo o del concorso concreto nell'azione; tuttavia la prova di un ruolo operativo, ancorché non esclusivamente formale, e la ricorrenza di indici di fraudolenza possono legittimare la condanna.
  • Le eccezioni di prescrizione devono essere valutate con riferimento al massimo edittale del reato materialmente riconducibile ai fatti; se il massimo edittale rende non decorso il termine, la prescrizione non opera.
  • Chi solleva nullità processuali deve indicare in modo preciso la norma violata e dimostrare il concreto pregiudizio: la mera enunciazione di presunte omissioni senza prova del pregiudizio processuale è insufficiente.
  • In sede di appello e di legittimità, la contestazione della sussistenza dell'elemento psicologico (dolo) impone il richiamo a elementi probatori specifici che contraddicono la ricostruzione del fatto; l'asserita mancanza di competenze tecniche o la tempestività di alcuni atti difensivi difficilmente escludono il dolo se esistono altri indici concordanti.

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