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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12481/2025 del 11/05/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (società)

La controversia

La controversia riguardava la quantificazione della differenza di indennità di avviamento dovuta in relazione al subentro nella gestione di una farmacia. La Corte d'appello aveva ricalcolato la somma dovuta, ritenendo che, poiché la gestione provvisoria della farmacia era durata meno di cinque anni, l'indennità non dovesse essere liquidata secondo criteri oggettivi ma parametrata alla durata effettiva della gestione, indicata in venti mesi. Il ricorso per cassazione deduceva, con due motivi, la violazione o falsa applicazione dell'art. 110 del R.D. n. 1265/1934 per avere la Corte territoriale disatteso i criteri seguiti dal consulente tecnico d'ufficio e dal primo giudice; inoltre lamentava l'omesso esame di un fatto decisivo, sostenendo che la consulenza tecnica avesse correttamente valorizzato la durata teorica quinquennale della gestione, da poi rapportare al caso concreto, e che la sola considerazione della durata effettiva di venti mesi avesse inciso due volte in senso sfavorevole sulla misura dell'indennità.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile d'ufficio perché proposto da un soggetto che non risultava essere parte del processo di merito. La Corte ha rilevato che nel giudizio di primo e di secondo grado le parti erano esclusivamente le due società, mentre il ricorso per cassazione era stato proposto in proprio dalla persona fisica senza alcuna spiegazione del titolo in base al quale potesse essere contraddittore nel giudizio. Non vi è stata regolazione delle spese, poiché le intimate non hanno svolto attività difensiva. È stato inoltre dato atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 110 del R.D. n. 1265/1934

    è la norma invocata dal ricorrente per sostenere che l'indennità di avviamento dovesse essere liquidata secondo i criteri oggettivi applicati dal consulente e dal primo giudice; la Corte non entra nel merito della sua interpretazione per l'inammissibilità del ricorso.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    viene richiamato come parametro del motivo di ricorso per violazione o falsa applicazione di legge.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    viene richiamato come parametro del motivo di ricorso per omesso esame di un fatto decisivo.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    viene applicato per dare atto dell'obbligo, in presenza dei presupposti processuali, del versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    è richiamato quale base del calcolo dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando è proposto da un soggetto che non risulti parte del giudizio di merito e non venga chiarito il titolo in base al quale egli assuma la legittimazione processuale.
  • La legittimazione ad impugnare deve risultare in modo esplicito dagli atti, non potendo la Corte supplire alla mancanza di indicazioni sul rapporto tra ricorrente e controversia.
  • L'inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione del ricorrente è rilevabile anche d'ufficio dalla Corte di cassazione.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile e le parti intimate non svolgono difese, non si provvede alla regolazione delle spese di lite.
  • In caso di inammissibilità del ricorso, la Corte dà atto, se ne ricorrono i presupposti, dell'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato previsto dall'art. 13 d.P.R. n. 115/2002.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiLitisconsorzio necessario

Testo integrale

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