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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6942/2022 del 25/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen. in relazione a tre sentenze irrevocabili (Tribunale di Pinerolo n. 367/2012 del 30/10/2012; Tribunale di Torino n. 1816/2016 indicata come 30/10/2012; Tribunale di Torino n. 785/2020 del 13/02/2020). Il Tribunale di Torino aveva rigettato l'istanza ritenendo ostativa l'eterogeneità esecutiva delle condotte. Il ricorrente impugnava sostenendo che sussisteva un collegamento esecutivo e una contiguità (fatti posti nell'ambiente familiare, danno a congiunti) che giustificavano il riconoscimento della continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata per motivazione apparente/insufficiente e ha rinviato al Tribunale di Torino per un nuovo giudizio. La Corte ha rilevato che il Tribunale non ha adeguatamente motivato il rigetto — si è limitato ad asserire genericamente l'assenza di continuazione senza esaminare analiticamente gli elementi di contiguità, omogeneità esecutiva e il possibile disegno criminoso unitario dedotto dal ricorrente — e ha richiamato i criteri giurisprudenziali sulla necessità che la continuazione sia fondata su un programma criminoso originariamente progettato, non su semplici indizi o congetture.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata per ottenere il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; la Corte ricorda che la continuazione richiede che i reati costituiscano parte integrante di un unico programma criminoso progettato almeno nelle sue linee fondamentali.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato nel provvedimento impugnato (mentre la Corte segnala che il Tribunale ha escluso genericamente l'ipotesi di continuazione come prevista dall'art. 81 c.p.); la distinzione serve a chiarire che la continuazione è diversa da concorsi o altre forme di commistione di reati.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 1, n. 11564 del 13/11/2012 (Daniele); Sez. 1, n. 44862 del 05/11/2008 (Lombardo); Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012 (Abbassi); Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015 (Bottari); Sez. 5, n. 49476 del 25/09/2009 (Notaro); Sez. 5, n. 24862 del 19/05/2010 (Mastrogiovanni)

    Richiama i precedenti che definiscono i parametri della continuazione: occorre un "programma criminoso" originariamente progettato e non confonderlo con recidiva/abitualità; inoltre la motivazione del giudice deve essere concreta e non apodittica (principio contro la "motivazione apparente").

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la dimostrazione — anche in sede esecutiva — che i reati facciano parte di un unico programma criminoso originariamente progettato, individuabile almeno nelle linee fondamentali.
  • Non va confusa la continuazione con recidiva, abitualità o tendenza a delinquere: questi ultimi fanno riferimento a parametri diversi e sfavorevoli al reo, mentre la continuazione è un istituto favorevole che richiede preordinazione specifica.
  • In sede esecutiva il giudice deve motivare in modo analitico e specifico la valutazione sugli elementi di omogeneità, contiguità e collegamento esecutivo tra le condotte; affermazioni generiche o apodittiche integrano motivazione apparente e sono annullabili in Cassazione.
  • La contiguità (stesso contesto, stessi soggetti o vittime, temporalità ravvicinata) e l'omogeneità esecutiva sono indici rilevanti a sostegno della continuazione, ma non sono di per sé decisivi: è necessaria un'analisi che le colleghi alla preordinazione di un programma criminoso.
  • Chi invoca la continuazione deve allegare e indicare elementi fattuali concreti; tuttavia il giudice ha l'obbligo di esaminare e dar conto di tali elementi nella decisione, non limitandosi a formule conclusive.
  • Se la motivazione del giudice è manifestamente inesistente o avulsa dalle risultanze processuali, la Corte di Cassazione annulla e rinvia perché il tema sia nuovamente valutato secondo i parametri giurisprudenziali richiamati.

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