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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8996/2023 del 02/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale contestava la derubricazione dal tentato omicidio al reato di lesioni personali e chiedeva maggiore qualificazione del fatto in ragione della presunta intenzione omicida degli imputati e della gravità e delle modalità dell'aggressione (pianificazione, minacce, privazione di telefoni e chiavi, colpi al volto con fratture). Contestava inoltre l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi. Della Malva e Langi proposero ricorso separato lamentando invece la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la mancata esclusione della recidiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore generale ritenendolo infondato: ha confermato la valutazione della Corte d'appello che ha escluso l'animus necandi, derubricando il fatto in lesioni personali e sequestro di persona; ha ritenuto congrua la motivazione basata su elementi sanitari, modalità del fatto e finalità intimidatoria (recupero di un presunto credito). Ha ritenuto infondata anche la contestazione circa i futili motivi, dato che l'azione era collegata alla pretesa di recuperare un credito. I ricorsi di Della Malva e Langi sono stati dichiarati inammissibili rispetto alle doglianze sulle attenuanti generiche e sulla recidiva. Sono state condannate le parti ricorrenti al pagamento delle spese e disposto il versamento in favore della Cassa delle ammende di euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 582 cod. pen.

    La Corte ha applicato la distinzione tra lesioni personali e tentato omicidio considerando l'elemento soggettivo (animus necandi) e la potenzialità lesiva dell'atto: non è sufficiente la gravità delle lesioni se manca la prova che l'agente volesse cagionare la morte, valutazione che si effettua anche con criterio di prognosi postuma.

  • art. 605 cod. pen.

    Accertata la sussistenza del reato di sequestro di persona per la privazione della libertà della vittima (costretta a salire nell'autovettura e impedita di scendere), con conferma della credibilità delle dichiarazioni della parte offesa su questo punto.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato nei criteri per la determinazione della pena e nella valutazione della pericolosità sociale; la Corte ha motivato la mancata concessione delle attenuanti generiche e ha ritenuto fondata la valutazione della recidiva in base ai precedenti e al comportamento degli imputati.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna delle parti ricorrenti al pagamento delle spese e per disporre il versamento alla Cassa delle ammende.

  • principio di diritto sulla prognosi postuma (giurisprudenza della Corte)

    La valutazione dell'idoneità degli atti a causare la morte si compie con riferimento alla situazione prevedibile dall'agente al momento dell'azione (prognosi postuma); la gravità finale delle lesioni non esclude di per sé l'intenzione omicida, ma occorre valutare complessivamente gli elementi obiettivi e soggettivi.

Massime di principio

  • In caso di aggressione con lesioni gravi, per qualificare il reato come tentato omicidio è necessario provare l'animus necandi, non solo la gravità delle lesioni: va valutata la finalità dell'azione, la scelta del mezzo, le parti del corpo colpite e le condizioni prevedibili dall'agente (prognosi postuma).
  • La derubricazione da tentato omicidio a lesioni è legittima se la motivazione del giudice di merito mostra coerente apprezzamento degli elementi sanitari e delle modalità della condotta che indicano intento intimidatorio e non intenzione omicida.
  • La valutazione della credibilità della vittima può variare fra i diversi reati contestati: un elemento può essere ritenuto credibile per alcuni fatti (es. sequestro) e meno per altri (es. intenzione omicida) se ben motivato dal giudice.
  • L'aggravante dei futili motivi richiede che il fatto sia espressione di un moto ingiustificato e sproporzionato; la mera esistenza di una pretesa, anche infondata, può escludere il carattere 'futile' del motivo.
  • Le circostanze attenuanti generiche richiedono elementi positivi che giustifichino una valutazione favorevole; il diniego ben motivato in base alla gravità del fatto e al comportamento degli imputati è difficilmente sindacabile in cassazione.
  • In sede di cassazione il sindacato sulla valutazione delle prove è limitato: non è possibile riformulare ex novo la lettura probatoria del giudice di merito se la motivazione è logica e coerente.

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