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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19260/2022 del 16/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Firenze che aveva confermato la responsabilità di Alessandro Garibotti per due episodi di peculato (capo 1: appropriazione di euro 192.328,24 versati sul suo conto dall'aggiudicataria soc. Immobiliare S. Paolo; capo 2: appropriazione di euro 18.960 versati dagli aggiudicatari Puccetti e Fregosi), in quanto avvocato delegato alle operazioni di vendita ex art. 591-bis c.p.c. Il ricorso in Cassazione denunciava, tra l'altro: errata qualificazione pubblicistica del ruolo e conseguente errata qualificazione del fatto (si sarebbe trattato di appropriazione indebita o di truffa aggravata anziché peculato), mera occasionalità del possesso, ingiustificato diniego delle attenuanti generiche e illegittima applicazione della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici nonostante la pena inflitta fosse inferiore a tre anni per fatti anteriori alla riforma dell'art. 317-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la maggior parte dei motivi, ritenendoli o ripetitivi o manifestamente infondati, e ha confermato la qualificazione dei fatti come peculato e la condanna di merito (anche alla luce delle ammissioni dell'imputato e della documentazione). Ha ritenuto infondati i profili che qualificavano il fatto come truffa o appropriazione indebita e ha confermato il diniego delle attenuanti generiche come apprezzamento di merito non sindacabile. Tuttavia la Corte ha accolto il motivo relativo all'errata determinazione della pena accessoria: ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della durata della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici (che era stata inflitta in modo perpetuo), rimandando ad altra sezione della Corte d'appello di Firenze per la sua nuova determinazione, posto che, considerando la pena base concretamente applicata al reato più grave (diminuita per scelta del rito), la misura risultava inferiore a tre anni e la pena accessoria doveva essere temporanea secondo la disciplina previgente.

Norme richiamate

  • art. 591-bis cod. proc. civ.

    La qualifica dell'avvocato delegato alle operazioni di vendita come soggetto investito di funzioni pubblicistiche: la delega del giudice per l'esecuzione conferisce disponibilità sulle somme in vista della definizione della procedura esecutiva

  • art. 317-bis cod. pen. (previgente ratione temporis)

    Regolava l'interdizione dai pubblici uffici come pena accessoria; la sua previgente disciplina comporta che per pene base inferiori a tre anni l'interdizione sia temporanea e non perpetua

  • art. 61 n. 9 cod. pen.

    La sentenza richiama il principio consolidato che distingue peculato e truffa in funzione delle modalità di acquisizione del possesso: peculato quando il denaro è nella disponibilità per ragione di ufficio, truffa quando il possesso è procurato con artifici o raggiri

  • art. 62 n. 6 cod. pen.

    La Corte di appello aveva concesso tale attenuante al reato più grave nel calcolo della pena base; la Cassazione prende atto della rideterminazione della pena risultante da tale concessione

  • art. 37 cod. pen.

    Riferimento alla determinazione concreta della pena accessoria da parte del giudice in base ai criteri dell'art. 133 cod. pen., come richiamato dalla giurisprudenza (Sez. U, "Suraci")

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena e delle pene accessorie che il giudice deve valutare concretamente ai fini del trattamento sanzionatorio

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 28910 del 28/02/2019 ("Suraci")

    Sez. U, n. 28910 del 28/02/2019

    Richiamata per il principio secondo cui la pena accessoria deve essere determinata concretamente dal giudice in base ai criteri dell'art. 133 c.p.; utilizzata per chiarire l'iter valutativo sulla durata dell'interdizione

Massime di principio

  • Il delegato alle operazioni di vendita ex art. 591-bis c.p.c. può essere qualificato soggetto con funzioni pubblicistiche: la disponibilità di somme per ragione d'ufficio integra il presupposto soggettivo del peculato quando l'agente se ne appropri senza versarle all'ente procedente
  • La distinzione tra peculato e truffa si fonda sulle modalità di acquisizione del possesso: se il possessore ha la disponibilità per ragione dell'ufficio è peculato; se invece il possesso è procurato con artifici o raggiri da chi non ha quella disponibilità, ricorre la truffa aggravata
  • Modalità anomale o irregolari di incasso (es. richiesta di versamento su conto personale) non escludono il peculato quando esistono funzione/occasione pubblicistica che attribuiscono la disponibilità della somma all'agente
  • La valutazione delle attenuanti generiche è apprezzamento di merito dei giudici di merito e difficilmente sindacabile in Cassazione, salvo vizi motivazionali evidenti
  • In caso di condanne per più reati unificati dalla continuazione, la misura della pena accessoria si determina in base alla pena base concretamente applicata al reato più grave (dopo eventuali diminuzioni per il rito), non sull'ammontare complessivo aumentato per la continuazione
  • Per fatti commessi prima della riforma dell'art. 317-bis c.p., se la pena base per il reato più grave è inferiore a tre anni, l'interdizione dai pubblici uffici deve essere temporanea e non perpetua

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