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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02253/2026 del 20/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) violazione dell'art. 292 c.p.p. e apparente e lacunosa motivazione del Tribunale sulla sussistenza della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari, senza adeguata risposta alle deduzioni difensive e senza considerare la diversità di trattamento rispetto ad altri coindagati; 2) violazione degli artt. 15 c.p. e 4 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, per non aver valutato che le condotte contestate (eventuali truffe) potevano essere in realtà riconducibili a dichiarazioni infedeli "sotto soglia" non punibili, con conseguente incompatibilità della ricostruzione dell'associazione per delinquere; 3) violazione dell'art. 240 c.p. per omessa valutazione dell'attuale periculum in mora, mancata esclusione di solidarietà passiva e mancata individuazione del profitto specifico conseguito dal ricorrente.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il procedimento al Tribunale di Catanzaro in diversa composizione per nuovo esame dell'appello cautelare reale. Motivi: insufficiente e non compiuta ricostruzione fattuale e motivazione del Tribunale in merito a gravità indiziaria e periculum; carenza della domanda cautelare perché il pubblico ministero deve indicare espressamente per quali titoli di reato chiede la misura reale; mancata verifica che i reati fiscali contestati superino le soglie previste dalla normativa tributaria per essere penalmente rilevanti; necessità di valutare se l'associazione possa aver prodotto un profitto autonomo rispetto ai reati fine e, comunque, di quantificare in maniera motivata l'eventuale profitto individuale ai fini del sequestro/confisca (escludendo la solidarietà passiva salvo impossibilità di individuazione della quota). La mancanza di adeguata motivazione sul periculum in mora e sulla quantificazione degli importi ha imposto l'annullamento.

Norme richiamate

  • art. 416 c.p.

    Riferimento all'associazione per delinquere; la Corte discute se l'associazione possa produrre un profitto autonomo distinto dai profitti dei reati fine, richiamando la giurisprudenza che ammette tale profitto autonomo ma anche l'orientamento contrario

  • art. 640 c.p.

    Contestazione del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato come possibile reato fine dell'associazione; la Corte osserva il rapporto di specialità con le fattispecie tributarie

  • art. 4 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Dichiarazione infedele: la Corte ricorda le soglie che rendono penalmente rilevante la fattispecie tributaria e sottolinea che, se le soglie non risultano superate, le condotte potrebbero non costituire reato penalmente rilevante, con effetti sulla configurabilità del reato associativo

  • art. 292 c.p.p.

    Richiamato in relazione all'onere motivazionale del giudice del riesame sulla sussistenza della gravità indiziaria; la sentenza censura motivazioni laconiche e non rispondenti alle deduzioni difensive

  • art. 15 c.p.

    Riferimento al rapporto di specialità tra fattispecie penali e tributarie, nella prospettiva della riqualificazione delle condotte contestate

  • art. 240 c.p.

    Richiesta di valutazione dell'esistenza di un periculum in mora per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca; la Corte rimarca l'obbligo di motivare il periculum in relazione al rischio di dispersione o dissipazione dei beni

  • art. 24-ter d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231

    Richiamato indirettamente per mostrare che, nella disciplina della responsabilità degli enti, è previsto il concetto di profitto anche in relazione al reato associativo, utilizzato dalla Corte come supporto ermeneutico per riconoscere la possibile autonomia del profitto dell'associazione

Massime di principio

  • Il pubblico ministero che chiede misure reali deve indicare espressamente per quali imputazioni e sulla base di quali elementi richiede la misura; richieste implicite o generiche possono creare vizio di domanda cautelare
  • Il giudice del riesame deve fornire motivazione chiara e specifica sia sulla gravità indiziaria sia sul periculum in mora: affermazioni laconiche o non rispondenti alle deduzioni difensive possono determinare annullamento
  • Prima di ritenere penalmente rilevanti condotte fiscali, il giudice deve verificare il superamento delle soglie previste dalla normativa tributaria (art. 4 d.lgs. 74/2000); in assenza di superamento, le condotte possono essere non penalmente rilevanti e, quindi, incidere sulla configurabilità dell'associazione per delinquere
  • In presenza di reato associativo va valutata la possibile esistenza di un "profitto" autonomo generato dall'associazione distinto dai profitti dei reati fine; la giurisprudenza non è univoca e il giudice deve motivare la scelta interpretativa
  • Nel sequestro/preventivo finalizzato alla confisca, il giudice deve motivare il periculum in mora riferendolo a concrete ragioni di rischio per i beni (modifiche, dispersione, alienazione, deterioramento, utilizzo)
  • In caso di concorso di persone nel reato, la confisca (e il sequestro finalizzato) deve essere determinata limitatamente alla quota di profitto individualmente accertata; solo se la quota non è individuabile è legittima una ripartizione in parti uguali
  • La mancata ricostruzione fattuale compiuta e la carenza motivazionale su punti decisivi comportano l'annullamento dell'atto cautelare e il rinvio per nuovo giudizio

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