Cassazione Penale, Sentenza n. 13349/2023 del 30/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catania che aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere applicata dal GIP per il reato di associazione mafiosa ex art. 416-bis c.p., contestando che il Furnò avesse ruolo di reggente del clan Nardo (responsabile del territorio di Lentini dal 17.3.2018 al luglio 2021). La difesa censurava la valorizzazione di dichiarazioni di collaboratori ritenute generiche e di mero de relato, la non identificabilità certa del ricorrente nelle intercettazioni (uso di soprannomi come "Pippo" o "vecchio"), la genericità e la non corroborazione degli indizi, nonché l'assenza fisica del Furnò dal territorio (residenza in Umbria) che renderebbe incompatibile il ruolo di reggente.
La decisione
La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse motivato in modo congruo ed esauriente la sussistenza di un quadro indiziario grave fondato su più elementi (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, videoriprese, acquisizioni documentali e riscontri in altri procedimenti). La Corte ha richiamato i limiti del sindacato in sede di legittimità sulle decisioni del riesame (possibile controllo solo per manifesta illogicità o violazione di legge) e ha confermato che le intercettazioni tra terzi possono costituire prova diretta o indiziaria (requisti di gravita', precisione e concordanza). Il ricorrente è stato anche condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende ex art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Norma sostanziale contestata: il Tribunale ha ritenuto sussistenti gravi indizi circa la partecipazione del Furnò all'associazione mafiosa e il suo ruolo di reggente di una articolazione territoriale del clan
art. 192 cod. proc. pen. (commi 2 e 3)
Richiamata per i requisiti che devono caratterizzare le intercettazioni quando hanno natura indiziaria: gravità, precisione e concordanza; la Corte ha confermato che il riesame ha valutato tali requisiti in modo adeguato
art. 273 cod. proc. pen. (commi 1 e 1-bis)
Richiamato nella censura difensiva (probabilmente in relazione ai limiti delle dichiarazioni dei collaboratori); la Corte non ha ritenuto rilevante una violazione di legge rispetto all'uso delle propalazioni nei giudizi cautelari
Citato tra le norme rispetto alle quali la difesa lamentava vizio motivazionale; la Corte ha ritenuto che i principi sul vaglio delle prove e sulla motivazione fossero stati rispettati dal giudice di merito
Richiamato come norma procedurale relativa alla trasmissione della requisitoria scritta della Procura Generale; utilizzata per la procedura seguita in sede di cassazione
Norma applicata per la condanna al pagamento di una somma (Euro 3.000) alla Cassa delle Ammende a carico del ricorrente, in caso di inammissibilità del ricorso
Massime di principio
- Il sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti del Tribunale del Riesame in materia di misure cautelari è limitato: può verificare solo la manifesta illogicità o la violazione di norme specifiche nella motivazione, non una diversa rivalutazione dei fatti.
- Le intercettazioni tra terzi possono costituire prova diretta o elementi indiziari; se indiziarie devono soddisfare i requisiti di gravità, precisione e concordanza ai sensi dell'art. 192 c.p.p.; l'interpretazione del loro contenuto resta, di norma, questione di fatto rimessa al giudice di merito.
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se generiche o di de relato, richiedono valutazione critica e possibilmente riscontri, ma la loro inattendibilità deve emergere con chiarezza per essere decisiva; il giudice del riesame ha margine di valutazione sulla loro attendibilità e sulla loro capacità corroborante.
- La residenza o l'assenza temporanea dal territorio non esclude automaticamente la possibilità di esercitare ruoli logistici o direttivi in un'organizzazione criminale: va valutato complessivamente il quadro probatorio, incluse intercettazioni, appostamenti e riscontri fattuali.
- In sede difensiva, per ottenere successo in Cassazione contro misure cautelari, è più efficace invocare violazioni determinate di legge o dimostrare manifesta illogicità della motivazione, piuttosto che riproporre una diversa ricostruzione dei fatti già valutata dal giudice di merito.
- Il rigetto del ricorso comporta rischio di condanna alle spese e sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p.); valutare la proporzionalità del ricorso e la sussistenza di profili giuridici rilevanti prima di impugnare.
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