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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13260/2023 del 30/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso si fonda su due censure: 1) violazione degli artt. 178, comma 1, lett. b) e 179 c.p.p. e dell'art. 25 Cost. per la mancata notifica del decreto di giudizio immediato e la sua rinnovazione solo in udienza, con conseguente lesione del diritto di difesa e nullità; 2) violazione di legge e contraddittorietà della motivazione in relazione agli artt. 133 e 163 c.p., per il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena nonostante il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'affermazione, sempre dalla Corte, della non occasionalità della condotta e dell'inserimento dell'imputato in un circuito criminoso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per mancanza di interesse, poiché la rinnovazione della notificazione non ha arrecato pregiudizio alla difesa; il secondo motivo è stato ritenuto infondato: non sussiste contraddittorietà fra il riconoscimento delle attenuanti generiche e il diniego della sospensione condizionale della pena, e il giudice di merito ha adeguatamente motivato il giudizio prognostico negativo in relazione alle modalità della condotta che dimostrano non occasionalità. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sostanziale contestata in relazione all'imputazione originaria; la Corte ha confermato la qualificazione del reato e la determinazione della pena operata in sede di merito.

  • art. 178, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Richiamato a sostegno della doglianza sulla notifica del decreto di giudizio immediato; la Cassazione ha ritenuto la censura inammissibile per mancanza di interesse in assenza di pregiudizio concreto alla difesa.

  • art. 179 c.p.p.

    Richiamato in relazione alle regole di progressione del procedimento; la Corte ha ritenuto che la rinnovazione della notificazione non abbia determinato nullità o danno difensivo concreto.

  • art. 25 Cost.

    Richiamato dal ricorrente sul principio del giudice naturale; la Corte ha escluso che la presunta violazione costituisse un interesse concreto all'impugnazione, dato l'assenza di pregiudizio.

  • art. 133 c.p.

    Norma richiamata in relazione ai criteri per la concessione della sospensione condizionale della pena e per la valutazione prognostica; la Corte ha ricordato che il giudice non è obbligato a esaminare tutti gli elementi dell'art.133, potendo indicare quelli ritenuti prevalenti in senso ostativo.

  • art. 163 c.p.

    Richiamato dal ricorrente in tema di sospensione condizionale; la Corte ha ritenuto infondata la censura relativa alla presunta contraddittorietà, confermando il potere discrezionale del giudice nel valutare il giudizio prognostico.

Massime di principio

  • Una mancata notifica formale di atti processuali rilevanti dà luogo a motivo di impugnazione solo se è dimostrabile un pregiudizio concreto alla difesa; l'assenza di danno concreto può determinare l'inammissibilità per carenza di interesse.
  • Il riconoscimento di circostanze attenuanti generiche non obbliga il giudice a concedere la sospensione condizionale della pena: si tratta di valutazioni autonome e di natura prognostica con presupposti diversi.
  • Il giudice di merito, quando valuta la concedibilità della sospensione condizionale, non è tenuto a esaurire tutti gli elementi elencati nell'art.133 c.p.; è sufficiente che indichi gli elementi ritenuti prevalenti a fondamento del giudizio ostativo.
  • Le censure di motivazione sono inefficaci se il giudice di merito ha fornito una motivazione adeguata, soprattutto in tema di valutazioni prognostiche fondate sulle modalità della condotta.
  • In sede di impugnazione è necessario mirare a un risultato concreto e favorevole (eliminazione del pregiudizio o modifica della decisione): le pretese meramente teoriche sull'interpretazione di norme formali sono spesso dichiarate prive di interesse.

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