Cassazione Penale, Sentenza n. 44015/2023 del 02/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Piras era stato condannato dal Tribunale di Sassari per il reato di cui all'art. 1161 cod. nav. per avere arbitrariamente occupato porzioni del demanio marittimo del porto di Alghero posizionando e mantenendo corpi morti, catenarie, pendini e gavitelli per l'ormeggio di natanti senza la prescritta autorizzazione (fatto accertato il 24/05/2019). Il ricorrente, presidente del Consorzio del Porto di Alghero, ha impugnato sostenendo che i provvedimenti concessori rilasciati al Consorzio (determinazione regionale del 15/12/2014 richiamante quella del 29/03/2012 e ordinanza del 1996) legittimavano l'utilizzo di sistemi di ormeggio e consentivano l'accesso fino a imbarcazioni di 50 m; l'apparente eccedenza deriverebbe da un errore cartografico nella indicazione della distanza delle catenarie e non da una effettiva occupazione illegittima del demanio; chiedeva quindi l'assoluzione perché il fatto non sussiste.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso si limitasse a proporre una diversa lettura e interpretazione dei provvedimenti concessori e delle risultanze di merito, censura non ammissibile in sede di legittimità ai sensi dell'art. 606 c.p.p.; non è stato denunciato un travisamento delle prove né uno dei vizi di legge previsti per la Cassazione. Conseguentemente è stata confermata, per effetto dell'inammissibilità del ricorso, la sentenza di primo grado che aveva condannato Piras alla pena di euro 200,00 di ammenda e aveva disposto la confisca e la distruzione dei beni in sequestro. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
Norma che sanziona l'occupazione arbitraria del demanio marittimo: la condanna è fondata sull'accertamento che il Consorzio, tramite Piras quale legale rappresentante, abbia occupato porzioni del demanio non comprese nelle concessioni amministrative.
Elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha rilevato che il ricorso si limitava a una diversa valutazione delle risultanze di merito (interpretazione dei provvedimenti concessori), censura non ricompresa tra i vizi appellabili in sede di legittimità.
Prevede le conseguenze economiche della dichiarazione di inammissibilità o irricevibilità del ricorso, tra cui il pagamento delle spese e l'obbligo di versare una somma alla Cassa delle Ammende; la Corte ha quantificato tale somma in euro 3.000,00.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non è competente a rivedere valutazioni di fatto o reinterpretazioni delle prove e dei documenti amministrativi: i ricorsi che si fondano solo su una diversa lettura delle risultanze di merito sono inammissibili.
- Per contestare in cassazione l'interpretazione dei provvedimenti amministrativi occorre fondare il ricorso su un vizio di legge specifico (art. 606 c.p.p.), oppure allegare un travisamento delle prove dimostrabile con indicazione chiara degli atti il cui contenuto sarebbe stato falsamente rappresentato.
- Se la controversia riguarda l'interpretazione o la portata di una concessione amministrativa occorre tempestivamente sollevare la questione nei gradi di merito e documentare gli atti amministrativi ritenuti decisivi; in mancanza, la mera discordanza interpretativa non è idonea a rovesciare una condanna in sede di legittimità.
- Nel giudizio penale per occupazione di demanio marittimo è essenziale provare l'effettiva estensione concessa dall'atto amministrativo e dimostrare che l'occupazione contestata rientra nei limiti di tali atti; l'onere probatorio grava su chi eccepisce la conformità dell'uso al titolo concessorio.
- Per evitare l'inammissibilità in Cassazione, il ricorrente che contesta la valutazione di merito deve articolare censure rilevanti ai sensi dell'art. 606 c.p.p. o dimostrare il travisamento della prova con riferimento puntuale agli atti.
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