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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40707/2023 del 05/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. con tre linee principali: 1) errore di fatto nella quantificazione della pena da eliminare a seguito della declaratoria di prescrizione di alcuni reati (conti 4), 6), 8), 10), 15), 17), 19), 20), 22) nella rubrica) - censura che la Corte di cassazione avrebbe calcolato in maniera errata gli aumenti per la continuazione, sottostimando la pena da eliminare; 2) omissione nel dichiarare prescritti ulteriori reati (capi 21), 25)-30), 32) e 33)) sostenendo che sono stati commessi nello stesso periodo di quelli dichiarati prescritti; 3) omesso esame di tre motivi del ricorso per cassazione originario (terzo, quarto e quinto) che vertono rispettivamente sull'illegalità della pena per talune imputazioni, sulla mancata o insufficiente motivazione degli aumenti per continuazione e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche.

La decisione

Il ricorso è stato parzialmente accolto solo quanto all'errore materiale nel calcolo della pena da eliminare: la Corte ha rilevato che la Cassazione aveva sottostimato gli aumenti per la continuazione (tenendo conto in modo errato di "mesi 2" per ciascuna fattispecie), e ha rideterminato la pena residua corretta in anni cinque e giorni venti di reclusione (anziché anni sei come risultante dalla precedente pronuncia o un anno residuo come indicato dalla sentenza impugnata). Per il resto i motivi sono stati dichiarati inammissibili: le censure sulla prescrizione di altri capi sono troppo generiche e precluse per non essere state debitamente dedotte in appello; gli altri tre motivi sono stati ritenuti o preclusi o manifestamente infondati (la nozione di "pena illegale" non è estesa a profili meramente illegittimi, e le questioni non sollevate specificamente in appello non possono essere riesaminate in sede di legittimità).

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Norma che consente il ricorso per cassazione straordinario per vizio di fatto; la Corte ricorda i limiti di specificità richiesti per tale rimedio e lo utilizzo per dedurre errori di fatto rilevabili dagli atti

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiesto dal difensore per la sintesi dei vizi di fatto denunciati; impone la conformazione della esposizione dell'errore di fatto nei termini procedurali richiesti

  • art. 620, lett. l) cod. proc. pen.

    Richiamato in rapporto alla possibilità di eliminare dalla controversia la pena relativa a reati dichiarati estinti per prescrizione e di rideterminare la pena residua; la Corte ha operato la correzione aritmetica della pena da eliminare

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiama il principio che impedisce al giudice di legittimità di rilevare questioni non devolute in appello quando la Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile per quei capi

  • art. 609, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiama i limiti di preclusione delle questioni non dedotte in appello, con conseguente impossibilità per la Corte di legittimità di rilevare d'ufficio questioni non previamente devolute

  • art. 416-bis cod. pen.

    Reato base preso in considerazione nella determinazione della pena di primo grado; utilizzato nel calcolo degli aumenti di pena per continuazione

  • art. 367 cod. pen.

    Fattispecie contestata in più capi (ricettazione/reati connessi) oggetto di contestazione sulla prescrizione e sul calcolo degli aumenti per la continuazione

  • art. 642 cod. pen.

    Fattispecie contestata (truffa o reato connesso) anch'essa considerata nel calcolo degli aumenti per continuazione e oggetto di doglianze sulla prescrizione

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato implicitamente per il meccanismo degli aumenti per la continuazione: la determinazione degli aumenti deve risultare chiaramente motivata e correttamente computata

Massime di principio

  • Un errore aritmetico o di lettura degli atti nel calcolo della pena eliminabile per reati estinti per prescrizione può essere corretto in sede di ricorso straordinario se l'errore è evidente dagli atti e dal calcolo (correzione materiale della pena).
  • La deduzione della prescrizione in cassazione richiede una chiara e dettagliata rappresentazione della sequela procedimentale e delle date utili: la mera affermazione che reati diversi siano stati commessi "nello stesso periodo" non è sufficiente per superare i requisiti di specificità richiesti dall'art. 625-bis/173 disp. att.
  • Le questioni non oggetto di specifica deduzione in appello risultano precluse in sede di legittimità; la Corte di cassazione non può rilevarle d'ufficio se il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per quei capi.
  • C'è distinzione tra "pena illegale" (che può giustificare rimedi straordinari se la pena è estranea al sistema) e "pena illegittima" o irregolare per vizi di determinazione: non tutto vizio di determinazione della pena integra il concetto di pena illegale.
  • Quando si impugna la quantificazione degli aumenti per continuazione, è necessario che il ricorso esponga con precisione il calcolo degli incrementi e la loro origine nei singoli capi, per consentire al giudice di correggere eventuali errori materialmente riscontrabili.
  • Le eccezioni relative alla mancata concessione di attenuanti generiche richiedono che le specifiche ragioni siano state sollevate e sviluppate già in appello; altrimenti risultano precluse in cassazione.

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