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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13497/2026 del 14/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza della Corte d'appello di Venezia in funzione di giudice dell'esecuzione lamentando, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e) c.p.p., violazione e carenza di motivazione in relazione alla determinazione del trattamento sanzionatorio. In particolare sostiene che, pur avendo la Corte riconosciuto la continuazione tra reati, non abbia adeguatamente calcolato e motivato, in modo distinto per ciascun reato satellite, gli aumenti di pena applicati: in alcuni casi si sarebbe limitata a confermare gli aumenti già stabiliti in sede di cognizione e in altri non avrebbe fornito alcuna spiegazione, rendendo impossibile verificare il rispetto del rapporto di proporzione tra le pene e dei limiti di cumulazione di cui all'art. 81 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e, pur confermando il riconoscimento della continuazione, ha annullato l'ordinanza impugnata nella parte relativa alla determinazione del trattamento sanzionatorio. Ha disposto il rinvio alla Corte di appello di Venezia, in funzione di giudice dell'esecuzione e in diversa composizione, per un nuovo esame e per una nuova determinazione e motivazione degli aumenti di pena per i reati satellite, alla luce dei principi richiamati nella sentenza.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lett. b), c) ed e)

    Individua i motivi di ricorso per cassazione invocati dal ricorrente (violazione di norme di diritto, vizio di motivazione e contraddittorietà della motivazione).

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Richiamato quale norma processuale di riferimento per l'operato del giudice dell'esecuzione: la Corte ritiene che l'ordinanza non abbia ottemperato agli obblighi motivazionali richiesti in sede esecutiva nella determinazione della pena complessiva.

  • art. 125 cod. proc. pen., comma 3

    Richiamato tra le norme processuali rilevanti: dalla pronuncia si evince che è stata invocata come parte del quadro normativo che impone adeguata motivazione alle decisioni del giudice dell'esecuzione.

  • art. 111 Cost.

    Richiama il principio costituzionale del diritto ad una decisione motivata; la Corte ne rileva la possibile violazione quando manca una motivazione sufficiente sugli aumenti di pena.

  • art. 81 cod. pen.

    Norma mentale sulla cumulazione delle pene e sui limiti di proporzione: la Corte richiede che il giudice dimostri che il rapporto di proporzione tra le pene è rispettato e che non si sia trasformata la continuazione in un cumulo materiale di pene.

  • Giurisprudenza di legittimità - Sez. U., n. 47127 del 24/06/2021 (Pizzone) e Sez. U., n. 7930/95

    Richiama il principio consolidato secondo cui, in caso di reato continuato, il giudice deve individuare il reato più grave, stabilire la pena base e poi calcolare e motivare distintamente l'aumento di pena riferito a ciascun reato satellite; il grado di approfondimento motivazionale è proporzionale all'entità dell'aumento.

Massime di principio

  • Quando viene riconosciuta la continuazione, il giudice deve individuare il reato più grave e fissare la pena base prima di applicare gli aumenti per i reati satellite.
  • Per ciascun reato satellite l'aumento di pena deve essere quantificato e motivato in modo distinto: non è sufficiente un rinvio generico alla motivazione del giudice di cognizione.
  • Il livello di dettaglio della motivazione richiesto è proporzionale all'entità dell'aumento: maggior aumento -> motivazione più articolata.
  • La motivazione deve consentire di verificare il rispetto del rapporto di proporzione tra le pene e dei limiti previsti dall'art. 81 c.p., per evitare un cumulo materiale di pene.
  • La mancanza o l'insufficienza della motivazione sugli aumenti per i reati satellite può comportare l'annullamento della determinazione sanzionatoria e il rinvio per un nuovo esame.

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