Cassazione Penale, Sentenza n. 46496/2022 del 07/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Milano del 15/11/2021 che, in sede di rinvio dalla Corte di legittimità, li ha ritenuti responsabili del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione (capo A.3). Hanno dedotto: (1) vizio di motivazione ed errata valutazione della prova in riferimento al dolo dell'extraneus, contestando che la sentenza si fondasse su elementi insufficienti (prezzo irrisorio di acquisto dei mezzi, repentina rivendita, testimonianza di Rigoldi ecc.); (2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla dosimetria della pena rispetto ad Epifanio Abate, lamentando che la pena sia stata mantenuta nel medesimo ammontare del primo grado nonostante l'assoluzione da altro capo (A.5) grazie al quale sarebbe venuta meno una continuazione).
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto congrua la motivazione della corte di rinvio che ha valutato nel complesso i segni indiziari (prezzo irrisorio di acquisto, repentina rivendita, radiazione dal PRA temporaneamente prossima, testimonianza che collegava i ricorrenti all'operazione, sinergia con gli amministratori della società fallita) come prova del dolo generico dell'extraneus, richiamando il principio secondo cui non è necessario un previo concerto formale purché vi sia un contributo volontario al depauperamento del patrimonio sociale. Quanto alla pena inflitta ad Abate, la Corte ha ritenuto legittima la scelta della Corte territoriale di parametrarla al minimo edittale (tre anni) nonostante l'assoluzione parziale, avendo mantenuto il giudizio di equivalenza tra attenuanti generiche e recidiva e osservato che l'applicazione dell'art.597 c.p.p. non può determinare l'irrogazione di una pena illegale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali (art.616 c.p.p.).
Norme richiamate
R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), art. 216, comma 2
Norma che disciplina la bancarotta fraudolenta per distrazione; la Corte ha ritenuto che la fattispecie si integri anche quando l'extraneus fornisce un contributo volontario al depauperamento del patrimonio sociale, ancorché non fosse a conoscenza della declaratoria di fallimento
R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), art. 219, comma 2, n. 1
Aggravante prevista nella legge fallimentare; richiamata in relazione alla determinazione della pena
Principio del concorso di persone nel reato; applicato per definire la responsabilità degli extranei che concorrono nella bancarotta
Codice penale, art. 112, comma 1, n. 1
Rinvio alla disciplina del concorso di persone e delle pene; utilizzato nella contestazione alle accuse
Circostanze attenuanti generiche; la Corte territoriale ha mantenuto un giudizio di equivalenza tra tali attenuanti e la recidiva ai fini della determinazione della pena
Codice di procedura penale, art. 597
Prevede la diminuzione della pena a seguito di parziale assoluzione; la Corte ha ritenuto che la sua applicazione non possa condurre a una pena illegale, e dunque non impediva il mantenimento del minimo edittale ove questo coincida con la pena risultante
Codice di procedura penale, art. 616
Norma che consente la condanna alle spese processuali in Cassazione; applicata qui per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese
Giurisprudenza (Sez. 5, n. 34584 del 06/05/2008, Casillo, Rv. 241350)
« Ai fini del concorso nella bancarotta fraudolenta per distrazione, non è necessario il previo concerto dell'extraneus con l'amministratore della società fallita, essendo sufficiente il dolo generico»
Principio richiamato dalla Corte: per la responsabilità dell'extraneus è sufficiente la prova di un contributo volontario alla condotta distrattiva (dolo generico), non richiedendosi un accordo preesistente formalmente dimostrabile
Massime di principio
- Per configurare la responsabilità dell'extraneus nella bancarotta fraudolenta per distrazione non è necessario dimostrare un previo concerto formale con gli amministratori della società fallita: è sufficiente provare un contributo volontario al depauperamento del patrimonio (dolo generico).
- Elementi indiziari concreti e concatenati (prezzo di acquisto anomalo rispetto al valore di mercato, rapidità della rivendita, tempistica anomala rispetto a vicende ufficiali come radiazioni PRA, testimonianze che collegano gli attori alle operazioni) possono costituire prova sufficiente del dolo quando valutati nel loro insieme.
- La presenza di una 'attività sinergica' tra amministratori della società fallita e terzi, unitamente alla scansione temporale rapida delle operazioni, è indizio rilevante di un accordo sottostante e non di eventi casuali.
- L'assoluzione per alcuni capi non impedisce in assoluto la conferma di condanne per altri reati in sede di rinvio; la valutazione della pena deve tenere conto sia delle statuizioni di assoluzione che delle circostanze attenuanti/aggravanti, ma l'applicazione dell'art.597 c.p.p. non può condurre a una pena manifestamente illegale (ad esempio, inferiore al minimo edittale).
- Nelle impugnazioni per vizio di motivazione è necessario confrontarsi con la motivazione nel suo complesso: critiche che non scalfiscono la congruenza logico-giuridica degli argomenti utili alla decisione risultano inidonee.
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