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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43946/2022 del 18/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo sulla somma di euro 56.206,52 e impugnazione, ex art. 325 comma 2 c.p.p., di un successivo decreto di sequestro integrativo per euro 30.255,25. La difesa censurava la sussistenza del fumus commissi delicti relativo al reato di truffa aggravata (art. 640 c.p.), sostenendo che i pagamenti sul conto personale dell'indagato erano rimborsi per finanziamenti noti e concordati con gli altri soci della societa FER.AL s.a.s., quindi fatti alla luce del sole e di rilevanza meramente civilistica, non penale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi non consentiti e manifestamente infondati. Ha ritenuto che la difesa si sia limitata a riproporre la rivalutazione dei fatti già discussi in riesame senza affrontare criticamente le ragioni dell'ordinanza impugnata. I giudici hanno confermato che il Tribunale della cautela ha correttamente applicato i principi giurisprudenziali sul fumus, richiamando denunce dei soci, dichiarazioni di clienti e accertamenti della Guardia di Finanza come elementi indiziari concreti e persuasivi. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • D.L. 137/2020, art. 23 comma 8

    Richiamata esclusivamente per motivare la trattazione con rito cartolare; il collegio ha proceduto senza udienza orale ai sensi della norma richiamata.

  • Codice penale, art. 640

    La norma delinea il reato di truffa aggravata che era provvisoriamente ascritto; la Corte rileva che la valutazione della sussistenza del fumus rispetto a tale fattispecie richiede concreti elementi indiziari che consentano di collegare la condotta all'evento penalmente rilevante.

  • Codice di procedura penale, art. 325 comma 2

    Norma richiamata per l'impugnazione del decreto di sequestro integrativo; la Corte ha rilevato che l'impugnazione non poteva limitarsi a una rivalutazione dei fatti senza indicare vizi di diritto o carenze argomentative dell'ordinanza impugnata.

  • Codice di procedura penale, art. 273

    Richiamato nel confronto normativo: la Corte distingue il grado di prova richiesto per i gravi indizi ex art. 273 rispetto al fumus per il sequestro, precisando che il fumus non equivale ai gravi indizi ma richiede comunque elementi concreti e persuasivi, quantomeno indiziari.

Massime di principio

  • La Cassazione non riesamina i fatti e le prove di merito: un ricorso che chiede una rivalutazione integrale della prova è inammissibile se non denuncia specifiche violazioni di legge o vizi motivazionali radicali.
  • Per disporre un sequestro preventivo il fumus commissi delicti non richiede i gravi indizi del capo d'imputazione, ma richiede comunque elementi concreti e persuasivi, almeno indiziari, che colleghino la condotta all'evento.
  • In sede di impugnazione bis (ex art. 325 c.p.p.) per decreti integrativi occorre indicare chiaramente le ragioni giuridiche della doglianza e non limitarsi a riproporre argomentazioni già valutate dal giudice di merito.
  • Per impugnare con successo un provvedimento cautelare avanti alla Cassazione è necessario censurare violazioni di legge, errori di diritto, o vizi della motivazione tali da renderla incomprensibile o del tutto mancante; mere contestazioni di fatto o di congruità dell'apparato probatorio sono inadeguate.
  • La strategia difensiva in casi simili deve focalizzarsi sul dimostrare omissioni logiche nell'iter motivazionale del giudice (es. valutazioni contraddittorie, mancata considerazione di elementi decisivi) o su errori di diritto, piuttosto che sulla semplice richiesta di riconsiderare le emergenze probatorie.

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