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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12850/2026 del 08/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli del 15/05/2025. Dal testo emerge che la decisione di merito aveva confermato una responsabilità per tentata estorsione e aveva negato le circostanze attenuanti generiche. Con il primo motivo si deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo che il diniego non fosse adeguatamente motivato. Con il secondo motivo si deduceva un triplice vizio di motivazione quanto al giudizio di responsabilità, ma la censura era formulata in modo generico e privo di specifiche ragioni di diritto e di fatto, limitandosi a richiami astratti ai principi sulla motivazione senza confrontarsi con l'iter argomentativo della sentenza impugnata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo sulle attenuanti generiche, osservando che la Corte di appello aveva motivato il diniego valorizzando l'assenza di elementi positivi e, in senso negativo, l'elevato grado di aggressività della condotta di tentata estorsione inserita in un contesto di pregresse condotte intimidatorie; tale motivazione è stata considerata immune da evidenti illogicità e non sindacabile in cassazione. Ha inoltre ritenuto generico il motivo sulla responsabilità, perché non indicava le ragioni di diritto e i dati di fatto idonei a confutare la sentenza impugnata. Conseguentemente, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 133 c.p.

    Ai fini della motivazione sul trattamento sanzionatorio non è necessario che il giudice prenda in esame singolarmente tutti gli elementi, essendo sufficiente il richiamo a quelli ritenuti di maggiore rilievo nel giudizio complessivo.

  • art. 62-bis c.p.

    Il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche può essere legittimamente fondato sull'assenza di elementi positivi valutabili e su dati negativi della condotta.

  • art. 606 c.p.p.

    Il motivo di ricorso che si risolve in censure generiche, prive di specifiche ragioni di diritto e di fatto e non confrontate con la motivazione della sentenza impugnata, non è ammissibile.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il diniego delle attenuanti generiche è validamente motivato quando il giudice di merito evidenzi l'assenza di elementi positivi in favore dell'imputato e valorizzi circostanze negative della condotta, senza che sia necessaria una disamina analitica di tutti i parametri dell'art. 133 c.p.
  • In sede di legittimità, la motivazione sul trattamento sanzionatorio non è censurabile se non presenta manifesta illogicità o aporie evidenti; il sindacato della Corte di cassazione non può trasformarsi in una rivalutazione del merito.
  • Un motivo di ricorso è inammissibile quando è formulato in modo generico e non confuta specificamente la ratio decidendi della sentenza impugnata, limitandosi a enunciazioni astratte o al richiamo di principi generali.
  • La condotta processuale di impugnazione inammissibile comporta, oltre alla condanna alle spese, anche la sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende nei casi previsti dall'art. 616 c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoImpugnazioniEstorsione
RamiParte generaleProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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