Cassazione Penale, Sentenza n. 37197/2024 del 09/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 10/04/2024 con cui il Tribunale di sorveglianza ha rigettato le richieste di applicazione di misure alternative (affidamento in prova ai servizi sociali e detenzione domiciliare) relative a pena di 3 anni e 4 mesi. Il rigetto si fondava su una prognosi di pericolosità sociale derivata dalla gravità del reato (possesso ai fini di spaccio di 2,260 kg di marijuana commesso nel novembre 2021), dalla reiterazione del reato il 2/12/2022 mentre si trovava in detenzione domiciliare (art. 73 d.P.R. 9/10/1990 n.309) e da informazioni di polizia, comprese denunce per evasione. Il ricorrente ha censurato l'ordinanza per inosservanza e errata applicazione delle norme (art. 47 Ord. pen. e art. 27 Cost.), denunciando in particolare l'omissione dell'acquisizione della relazione dell'UEPE e la motivazione illogica circa la mancanza di attività lavorativa, nonostante lo stato detentivo dal 4/11/2022; ha inoltre sostenuto che la relazione UEPE avrebbe dimostrato l'esistenza di domicilio presso la madre e il suo mantenimento durante la detenzione domiciliare.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, affermando che il giudizio prognostico circa l'applicabilità delle misure alternative richiede l'esame degli esiti del trattamento individualizzato e, di norma, la relazione dell'UEPE. Non possono avere valore decisivo esclusivo elementi negativi quali la sola gravità del reato o meri riferimenti a denunce senza l'analisi tecnica della personalità. Il Tribunale di sorveglianza ha fornito una motivazione lacunosa e contraddittoria omettendo di acquisire la relazione dell'UEPE e non valutando compiutamente gli elementi pertinenti; perciò la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di sorveglianza per nuovo esame.
Norme richiamate
art. 47 Ordinamento penitenziario
Richiama la necessità che il giudizio prognostico sulle misure alternative sia fondato sull'esame individualizzato della personalità e sui risultati del trattamento, non su valutazioni generiche quali la sola gravità del reato
art. 27 Costituzione
Principio costituzionale che finalizza la pena alla rieducazione del condannato, richiamato per sottolineare l'esigenza di valutazioni orientate al reinserimento
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Norma penale richiamata per identificare il tipo di reato (detenzione ai fini di spaccio) che ha costituito la base fattuale delle valutazioni di pericolosità
Massime di principio
- In tema di misure alternative alla detenzione il giudice deve fondare il giudizio prognostico su elementi tecnici e individualizzati; l'acquisizione della relazione dell'UEPE è spesso necessaria per valutare la personalità e i risultati del trattamento
- La gravità del reato e la sussistenza di precedenti o denunce non possono da soli giustificare il rigetto delle misure alternative: è richiesta una motivazione specifica che colleghi tali elementi alla concreta pericolosità sociale
- La motivazione del giudice deve essere completa e non contraddittoria: deve valutare compiutamente tutti gli elementi previsti dalla legge e riferirsi ai fatti concreti del caso
- Se il detenuto documenta fattori positivi (es. domicilio stabile, supporto familiare, avvio di un percorso critico) tali elementi devono essere valutati e, se appropriato, acquisiti tramite relazione UEPE o altra istruttoria
- La mancata acquisizione di relazioni tecniche rilevanti (UEPE) può comportare l'annullamento dell'atto e il rinvio per un nuovo esame, con obbligo per il giudice di integrare l'istruttoria
- In sede difensiva è utile produrre e sollecitare l'acquisizione di documentazione sul percorso di reinserimento, il lavoro, il domicilio e l'assenza di pericolosità concreta per contrastare argomentazioni basate solo su gravità del reato
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