Cassazione Penale, Sentenza n. 19439/2023 del 09/05/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Palermo del 27/05/2022 che aveva riformato la condanna di primo grado e assolto Vullo dal reato di calunnia (art. 368 c.p.) relativo alla falsa denuncia di smarrimento di un assegno. Il PG ha contestato che Vullo, consapevole della falsità dell'affermazione, avesse indotto la moglie a presentare la denuncia falsa, dunque configurando il delitto di calunnia mediante istigazione/azione mediata (art. 48 e art. 110 c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Palermo per un nuovo giudizio. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'appello non ha adeguatamente confrontato la propria valutazione con la ricostruzione del Tribunale di primo grado, che aveva ritenuto che la denuncia di smarrimento fosse stata presentata "su indicazione del marito Vullo Salvatore". La Cassazione ha sottolineato l'obbligo dell'appello assolutorio di fornire una motivazione puntuale se si discosta dalle dichiarazioni ritenute decisive in primo grado e ha rinviato per accertare se la denuncia fosse autonoma oppure frutto di dolosa induzione. Ha inoltre disposto che il giudice di rinvio regoli le spese di rappresentanza e difesa delle parti civili relative al grado di legittimità.
Norme richiamate
Norma richiamata come base formale dell'istanza che ha consentito al Procuratore generale di proporre ricorso in Cassazione su sollecitazione della parte civile; indicazione della facoltà/condizione procedurale per il PG di impugnare.
La Corte ricorda che la condotta consistente nel predisporre maliziosamente quanto occorre perché altri denunci un reato può integrare la calunnia; la controversia riguarda se la falsa denuncia sia stata indotta dall'imputato, configurando così il reato.
Richiamato come disciplina della responsabilità a titolo di concorso quando più soggetti concorrono nella medesima azione criminosa; il PG aveva ipotizzato concorso nel reato di calunnia.
Riferito alla figura dell'autore mediato (chi si procura l'intervento di un terzo per commettere il fatto); la Cassazione considera rilevante l'eventuale qualificazione della condotta del Vullo come autore mediato della denuncia falsa presentata dalla moglie.
art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020, conv. in L. n. 176 del 2020
Norma richiamata per precisare che il giudizio di cassazione si è svolto a trattazione scritta, consentendo il deposito delle conclusioni scritte dalle parti.
Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017 (PG in proc. Troise)
«il giudice d'appello che riformi in senso assolutorio la sentenza di condanna di primo grado non ha l'obbligo di rinnovare l'istruzione dibattimentale mediante l'esame dei soggetti che hanno reso dichiarazioni ritenute decisive, ma deve offrire una motivazione puntuale e adeguata, che fornisca una razionale giustificazione della difforme conclusione adottata, anche riassumendo, se necessario, la prova dichiarativa decisiva»
Principio nomofilattico applicato: l'appello assolutorio può decidere senza nuovo esame testimoniale, ma deve motivare puntualmente le ragioni della divergenza rispetto al primo grado, specie quando la decisione si fonda su medesime dichiarazioni.
Sez. 6, n. 16161 del 07/04/2011 (De Fanis Basso)
«Integra il delitto di calunnia colui che predisponga maliziosamente quanto occorre perchè taluno possa essere incriminato di un determinato reato, qualora a seguito di tale comportamento venga sporta denunzia all'autorità giudiziaria da un altro soggetto tenuto a farlo»
Giurisprudenza che chiarisce che la predisposizione maliziosa dei presupposti per l'incriminazione di altri, anche mediante induzione di un terzo a sporgere denuncia, integra il delitto di calunnia.
Massime di principio
- Se il giudice d'appello assolve riformando una condanna di primo grado, non è obbligato a ripetere tutte le prove, ma deve motivare in modo puntuale e specifico la divergenza rispetto alle conclusioni del primo giudice, soprattutto quando si basa sulle stesse dichiarazioni.
- La condotta di chi induce dolosamente un'altra persona a presentare una denuncia falsa può integrare il reato di calunnia (art. 368 c.p.), anche quando l'atto materiale sia compiuto da un terzo: si configura la figura dell'autore mediato (art. 48) o del concorso (art. 110).
- In presenza di contrasto tra la ricostruzione del primo grado e quella d'appello circa chi abbia determinato la presentazione di una denuncia, la mancata confutazione motivata della ricostruzione iniziale legittima la Cassazione ad annullare e rinviare per nuovo accertamento.
- Elementi utili a dimostrare l'induzione alla denuncia sono le dichiarazioni rese in sede di sommarie informazioni, la corrispondenza temporale e i contatti tra indagato e denunciante, nonché ogni prova che attesti la diretta influenza sul comportamento del denunciante.
- Quando la parte civile richiede intervento del Procuratore generale (es. ai sensi di art. 572 c.p.p. nella fattispecie), il PG può proporre ricorso in Cassazione se ritiene sussistere un errore di diritto o di motivazione nella sentenza assolutoria.
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