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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7257/2022 del 01/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente è stato accusato di detenzione di sostanze stupefacenti: marijuana per 51 grammi con principio attivo dello 0,38% (corrispondente a 39 dosi medie singole) e hashish per 1,927 grammi con principio attivo del 20,04% (15 dosi medie). Ha impugnato la sentenza di appello con tre motivi: 1) vizio di motivazione perché il principio attivo della marijuana sarebbe inferiore allo 0,5% e quindi, secondo la tabella ministeriale, indicherebbe uso personale; 2) vizio di motivazione sulla dosimetria della pena (1 anno e 10 mesi di reclusione e 6.000 euro di multa), ritenendo che la Corte avrebbe fatto valutazioni generiche e non concrete; 3) vizio di motivazione per aver valorizzato precedenti penali non pertinenti e per la ritenuta recidiva, nonostante precedenti risalenti e benefici di sospensione condizionale

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha confermato il principio secondo cui il superamento della dose media singola prevista dal D.M. 11/04/2006 non è condizione necessaria per la configurazione del reato di cui all'art. 73 DPR n.309/1990: rileva la concreta offensività della sostanza (effetto drogante) e non un valore numerico astratto. Pertanto il fatto che il THC fosse 0,38% non esclude la rilevanza penale, salvo che la sostanza sia concretamente priva di qualsiasi efficacia drogante. Il secondo e il terzo motivo sono stati dichiarati inammissibili/contenziosamente infondati: la Corte d'appello ha motivato adeguatamente la dosimetria della pena richiamando elementi (quantitativo, modalità, destinazione verso un numero indeterminato di consumatori, vicinanza ad ambienti criminali, capacità reddituale) e ha spiegato la valutazione della recidiva in base ai criteri dell'art.133 cod. pen.; il ricorrente non ha confutato con argomentazioni specifiche la motivazione impugnata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e il ricorso è stato rigettato

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309 - art. 73

    La fattispecie di detenzione e destinazione a spaccio può essere integrata anche per quantità e contenuti di principio attivo inferiori alle soglie ministeriali, purché la sostanza abbia concreta efficacia drogante; non rileva unicamente il superamento della dose media singola

  • Legge 2 dicembre 2016, n.242 - art. 4, commi 5 e 7

    La Corte ha richiamato la normativa e la giurisprudenza che la interpreta per affermare che anche derivati della coltivazione di cannabis sativa possono rientrare nell'art.73 se dotati di efficacia drogante; la legge non esclude automaticamente la rilevanza penale per valori di THC inferiori a quelli indicati

  • Decreto Ministeriale 11 aprile 2006 (dosi medie singole)

    Il D.M. definisce dosi medie singole e serve come parametro indicativo per valutare se la detenzione sia presumibilmente per uso personale; non costituisce soglia assoluta di non punibilità: dosi inferiori possono comunque integrare il reato se idonee a produrre effetti psicotropi

  • Codice penale - art. 133

    Fornisce i criteri per la determinazione della recidiva e della misura della pena: la valutazione deve essere concreta e collegare i precedenti al comportamento attuale per rilevare una perdurante inclinazione al reato

  • Sez. U, n. 30475 del 30/05/2019 (Castignani) e giurisprudenza collegata

    Giurisprudenza di legittimità che afferma che la presenza di derivati della cannabis con THC sotto le soglie ministeriali non esclude il reato se la sostanza è effettivamente drogante; ribadisce il principio dell'offensività concreta

  • Sez. 6, n. 51600 dell'11/12/2019 (Ciccolella); Sez. 3, n. 47670 del 09/10/2014 (Aiman); Sez. 4, n. 21814 del 12/05/2010 (Renna)

    Ulteriori precedenti che confermano il principio secondo cui anche quantità inferiori alla dose media singola possono integrare il reato, salvo che siano talmente minime da non poter modificare neppure trascurabilmente l'assetto neuropsichico dell'utilizzatore

  • Sez. 3, n. 33299 del 16/11/2016 (Del Chicca)

    Stabilisce che per accertare la recidiva il giudice deve esaminare in concreto il rapporto tra i precedenti e il fatto per cui si procede, applicando i criteri dell'art.133 cod. pen.; la recidiva non può basarsi solo sulla gravità e il tempo

Massime di principio

  • La rilevanza penale della detenzione di derivati della cannabis non dipende automaticamente dal superamento delle soglie di THC previste da norme o decreti: occorre valutare la concreta efficacia drogante della sostanza (principio di offensività)
  • Le dosi medie singole indicate dal Decreto Ministeriale sono parametri orientativi utili per presumere l'uso personale, ma non costituiscono una soglia invalicabile di non punibilità: quantità inferiori possono integrare il reato se hanno effetto psicotropo
  • Il numero di dosi e il quantitativo sono indici rilevanti ma vanno collegati ad altre circostanze (modalità di confezionamento, presenza di elementi che ne indicano la destinazione a terzi, contesti) per dimostrare la finalità di spaccio
  • Per contrastare una valutazione motivata sulla dosimetria della pena o sulla recidiva, il ricorrente deve fornire censure specifiche e puntuali che incidano sulle valutazioni concrete del giudice; mere affermazioni generiche risultano inefficaci
  • La ricorrenza della recidiva richiede un accertamento concreto, secondo i criteri dell'art. 133 c.p., che colleghi le pregresse condanne all'attuale comportamento criminoso per dimostrare una perdurante inclinazione al reato
  • Se si vuole sostenere l'assenza di efficacia drogante di una sostanza (esimente rispetto all'art.73), è necessario fornire elementi tecnici e probatori che dimostrino l'assenza reale di effetti psicotropi

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