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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25737/2026 del 09/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il procedimento riguarda una richiesta di applicazione della continuazione in sede esecutiva tra due gruppi di reati contro il patrimonio già oggetto di precedenti condanne irrevocabili: da un lato reati già unificati con precedente ordinanza del 22 gennaio 2024, qualificati ai sensi degli artt. 624-bis, comma 3, e 648 c.p.; dall'altro un successivo reato di rapina aggravata commesso il 4 marzo 2023. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza ritenendo che gli elementi addotti dalla difesa - omogeneità dei reati, medesimo territorio, detenzione intermedia, ulteriore pendenza per furto in abitazione - fossero solo indici generici di serialità criminosa e non prova di un unico disegno criminoso originario. Il ricorso ha dedotto, con due motivi, vizio di motivazione e violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p.: secondo la difesa la motivazione sarebbe apparente perché non confrontata con le specifiche vicende giudiziarie, avrebbe omesso di considerare la detenzione intermedia e la pendenza di altro furto, e avrebbe illegittimamente preteso una prova positiva e concreta dell'originaria programmazione unitaria, in contrasto con la disciplina della continuazione, orientata in senso favorevole al condannato.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha precisato che i reati già unificati dalla precedente ordinanza erano stati commessi a Gela tra il 13 marzo 2018 e il 14 luglio 2018, mentre il successivo reato era stato commesso a Gela il 4 marzo 2023. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione del giudice dell'esecuzione, perché fondata sulla notevole distanza temporale tra i fatti, sulla non perfetta omogeneità tipologica delle condotte e sulla conseguente attribuzione degli episodi a una generale inclinazione a delinquere, non a un unico programma criminoso originario. Ha inoltre ribadito che la continuazione richiede la prova che, sin dal primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali; non basta valorizzare singoli indici sintomatici se gli episodi appaiono frutto di decisioni estemporanee. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione presuppone un unico disegno criminoso; non coincide con un generico programma di vita delinquenziale e richiede che, al momento del primo reato, i successivi fossero programmati almeno nelle loro linee essenziali.

  • art. 671 c.p.p.

    In sede esecutiva il giudice può riconoscere la continuazione tra reati oggetto di sentenze irrevocabili, ma deve verificare in concreto la sussistenza dell'unicità del disegno criminoso.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche nella fase esecutiva, è questione di fatto rimessa al giudice di merito ed è sindacabile in cassazione solo per motivazione mancante o manifestamente illogica.
  • Per integrare l'unicità del disegno criminoso non è sufficiente la mera omogeneità dei reati, la comune collocazione territoriale o altri indici sintomatici: occorre la prova che i reati successivi fossero già programmati, almeno nelle loro linee essenziali, sin dal primo.
  • La continuazione non coincide con una generale propensione a delinquere o con un generico programma di vita criminale; questa attitudine può spiegare la reiterazione dei fatti, ma non dimostra di per sé un unico progetto originario.
  • La distanza temporale tra i fatti, specie se significativa, e l'eventuale intervallo detentivo intermedio possono costituire elementi incompatibili con l'esistenza di un disegno criminoso unitario e possono deporre per determinazioni autonome ed estemporanee.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

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