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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9425/2025 del 07/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione per 966 giorni in relazione all'ordinanza del Tribunale del Riesame di Palermo del 12/09/2016; il ricorrente impugna il rigetto della domanda di indennizzo da parte della Corte d'appello, censurando violazione di legge (artt. 43 cod. pen. e 314 cod. proc. pen.) per avere la Corte considerato ostative le sue frequentazioni con soggetti legati alla mafia e una presunta reticenza, nonostante il giudice della cognizione avesse escluso che tali incontri dimostrassero contiguità con la consorteria e avesse escluso che le telefonate avessero ad oggetto condotte illecite; si deduce inoltre omessa o insufficiente motivazione sul nesso eziologico tra le condotte ritenute e la detenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'appello di Palermo per un nuovo giudizio, rilevando che la motivazione del giudice di merito era carente: la Corte d'appello non ha esplicitato in che modo le frequentazioni e le condotte contestate avessero concorso causalmente alla misura cautelare. Pur richiamando la giurisprudenza che consente di valutare come indiziarie frequentazioni ambigue con affiliati a delinquenza organizzata, la Cassazione ha precisato che l'art. 314 cod. proc. pen. richiede la verifica del nesso di concausalita tra la condotta e l'adozione o il mantenimento della custodia cautelare; la motivazione del rigetto era, pertanto, insufficiente e va riformulata.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La norma dispone che e' ostativo alla riparazione il comportamento che per dolo o colpa grave abbia dato o concorso a dare causa alla custodia cautelare subita; la Corte interpreta la norma come esigente il collegamento causale (anche solo concausale) fra la condotta del richiedente e l'adozione o il mantenimento della misura, non potendo tutte le frequentazioni essere automaticamente idonee a escludere l'indennizzo

  • art. 43 cod. pen.

    Richiamato in relazione al concorso di cause o persone nel reato: la Corte lo considera utile a valutare il significato delle frequentazioni e dei rapporti con soggetti condannati per associazione mafiosa, ma sottolinea che la sola frequentazione non basta; occorre valutare la qualita' e la rilevanza probatoria dei rapporti rispetto alle esigenze cautelari

Massime di principio

  • La mera frequentazione di soggetti appartenenti ad ambienti criminali non e' automaticamente ostativa al riconoscimento della riparazione; serve valutare la qualita', il contenuto e la rilevanza probatoria dei contatti
  • Per escludere l'indennizzo ai sensi dell'art. 314 cod. proc. pen. il giudice deve motivare specificamente in quale misura e con quale nesso causale la condotta (dolo o colpa grave) ha contribuito all'adozione o al mantenimento della custodia cautelare
  • Dichiarazioni ambigue, reticenti o false possono integrare colpa grave se, in connessione con gli elementi investigativi, hanno effettivamente inciso sulle determinazioni cautelari; anche qui e' necessaria motivazione puntuale
  • Il giudice della riparazione deve considerare l'intero compendio probatorio (intercettazioni, captazioni ambientali, contenuti delle conversazioni, condanne degli interlocutori, episodi concreti) e spiegare perché quegli elementi giustificano l'esclusione dell'indennizzo
  • In caso di motivazione insufficiente il ricorso in Cassazione e' fondato e si procede all'annullamento con rinvio perché il giudice di merito dia nuovo e specifico esame del nesso causale

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