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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10968/2022 del 25/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Catania che aveva respinto la richiesta congiunta di benefici penitenziari (affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare, semilibertà). Il ricorrente deduceva vizio di motivazione perché il Tribunale avrebbe valutato in modo incongruo l'assenza dei presupposti per le misure alternative, non tenendo conto del percorso rieducativo intrapreso dopo l'esecuzione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse motivato correttamente il diniego dei benefici sulla base di una valutazione prognostica complessiva: gravità del reato (detenzione di 130 grammi di eroina, ricavabili 1377 dosi), perseguibile ai sensi dell'art. 73 T.U. stupefacenti, coinvolgimento in fatti recenti negativi (rivolta in carcere del 09/03/2020, coltivazione di undici piante di marijuana accertata il 11/06/2020), assenza di adeguate prospettive lavorative e mancanza di un percorso di revisione critica. Perciò il diniego delle misure alternative è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo Unico stupefacenti), art. 73

    La detenzione di ingenti quantità di stupefacenti costituisce reato di elevato disvalore e pesa negativamente nella valutazione della pericolosità sociale, influenzando il giudizio prognostico sulla concessione delle misure alternative.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per imporre al ricorrente, in caso di inammissibilità, il versamento di una somma alla cassa delle ammende; applicata qui per determinare l'importo di euro 3.000.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 1, n. 31420/2015 Incarbone; Sez. 1, n. 10586/2019 Catalano; Sez. 1, n. 33287/2013 Pantaleo)

    Principio consolidato: per la concessione delle misure alternative occorre valutare la personalità del condannato nella sua complessità, partendo dalla natura e gravità del reato e considerando anche i comportamenti successivi e la presenza di elementi positivi di rieducazione.

Massime di principio

  • La concessione delle misure alternative richiede una valutazione prognostica complessiva: gravità del reato, comportamenti successivi e processi di revisione critica sono tutti rilevanti.
  • Reati gravi, specialmente legati agli stupefacenti in quantitativi rilevanti, aggravano il profilo di pericolosità sociale e ostacolano l'accesso alle misure alternative.
  • Comportamenti negativi successivi (nuove pendenze, partecipazione a sommosse carcerarie, coltivazione di droghe) indeboliscono fortemente la possibilità di ottenere benefici penitenziari.
  • L'assenza di una stabile occupazione è considerata un indicatore negativo significativo nella valutazione prognostica e può suggerire che il soggetto si mantenga con proventi illeciti.
  • Chi chiede misure alternative deve documentare un percorso concreto di revisione critica e fornire elementi positivi oggettivi (percorsi trattamentali, lavoro stabile, assenza di nuove pendenze) per ribaltare la valutazione negativa.
  • La Corte di Cassazione verifica la correttezza della motivazione del giudice di merito ma non sostituisce il giudizio prognostico: ricorsi contro motivazioni adeguate possono essere dichiarati manifestamente infondati e inammissibili.

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