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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22294/2022 del 08/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto da Calia contro l'ordinanza del 12/10/2021 del Tribunale di Taranto. Il motivo unico denunciava vizio motivazionale e violazione di legge per aver il Tribunale ritenuto sussistente, con riguardo ai delitti tentati (capo e), la circostanza aggravante di cui all'art. 625, primo comma, n. 7, c.p., nonostante la mancanza sicura di beni all'interno delle autovetture coinvolte, e nonostante per taluni furti consumati la stessa aggravante fosse stata esclusa. Si sosteneva che, dato l'esito dei furti consumati, il Tribunale avrebbe dovuto argomentare con certezza il giudizio ipotetico richiesto per configurare il tentativo circostanziato, dal momento che la condotta selettiva del Calia (mettere a soqquadro i veicoli senza asportare le dotazioni) indicherebbe una ricerca mirata e non generalizzata di beni lasciati per negligenza o necessità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato la giurisprudenza di legittimità (Sez. U. n. 28243/2013 e altre) secondo cui le circostanze previste per il reato consumato sono estensibili al tentativo quando compatibili con la condotta. Ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente valutato, in chiave ipotetica, la compatibilità della circostanza aggravante con gli atti compiuti dall'agente, considerando anche la possibilità razionale che nelle autovetture fossero comunque presenti beni di valore lasciati per necessità. Ha quindi concluso per l'infondatezza delle doglianze e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625, primo comma, n. 7, cod. pen.

    La circostanza aggravante prevista per il furto è rilevante anche per il tentativo, se compatibile con la condotta concretamente posta in essere dall'agente; occorre valutare, in termini ipotetici, se la condotta sia indicativa del proposito criminoso aggravato

  • art. 56 cod. pen.

    Interpretata in senso estensivo: la norma non si limita alla figura tipica consumata ma può operare anche nei confronti del reato circostanziato tentato, compatibilmente con la logica giuridica

  • art. 303, comma 1, lett. a), n. 1, cod. proc. pen.

    Citata in relazione alla dichiarazione di decorso del termine di fase per taluni delitti, come risultante dall'ordinanza impugnata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto

  • Giurisprudenza citata (Sez. U. n. 28243/2013, Sez. 2 n. 39837/2009, Sez. U. n. 30328/2002)

    Richiamate per affermare che il giudice può e deve effettuare un giudizio ipotetico controfattuale per stabilire la configurabilità del tentativo aggravato, valutando idoneità e inequivocità degli atti e la compatibilità delle circostanze con la condotta

Massime di principio

  • Le circostanze aggravanti previste per il reato consumato possono essere estese al tentativo quando sono compatibili con la condotta concretamente posta in essere dall'agente
  • Il giudice effettua un giudizio ipotetico/controfattuale in tema di tentativo: valuta la condotta "come se" l'evento voluto si fosse realizzato, mirando a verificare idoneità e inequivocità degli atti rispetto all'obiettivo criminoso
  • L'assenza di risultati materiali (es. nulla asportato) non esclude automaticamente l'aggravante in sede di tentativo; il ricorrente deve fornire argomentazioni specifiche e non generiche per dimostrare l'incompatibilità della circostanza con la sua condotta
  • La valutazione di compatibilità delle circostanze attiene alla motivazione del giudice e può essere ritenuta corretta salvo vizi di logica, contraddittorietà o evidente arbitrarietà
  • In sede di impugnazione, il rigetto del ricorso sul punto comporta anche la condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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