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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19106/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna (10 mesi di reclusione ed euro 100,00 di multa) per il tentativo di impossessarsi dell'autovettura altrui, deducendo: (1) vizio di erronea applicazione della legge penale e sproporzione della pena nonché mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, in ragione della condotta collaborativa, del corretto comportamento processuale e della situazione socioeconomica; (2) vizio di motivazione per il mancato riconoscimento dei cosiddetti "doppi benefici" in relazione alla condotta successiva al fatto e alla circostanza che le pendenze giudiziarie fossero anteriori ai fatti oggetto del procedimento.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile poiché la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è emersa arbitrarietà o illogicità nella motivazione. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: la Corte di appello ha fornito motivazione adeguata nel negare i benefici invocati, valorizzando i rilevanti precedenti penali e la reiterata violazione della misura cautelare non custodiale, che impediscono una prognosi favorevole sulla futura condotta. Conseguentemente è stata confermata la condanna di mesi dieci di reclusione ed euro 100,00 di multa e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Riconosce la figura del tentativo: la condotta contestata è stata qualificata come tentativo di furto.

  • art. 624 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di furto; applicata alla condotta consistente nel tentativo di impossessarsi dell'autovettura altrui.

  • art. 625, comma 1, nn. 2 e 7, cod. pen.

    Prevede circostanze aggravanti del reato di furto; la sentenza di merito ha ritenuto configurate aggravanti rilevanti per la determinazione della pena.

  • art. 132 cod. pen.

    Principi generali per la determinazione della pena: la graduazione della pena è rimessa alla discrezionalità motivata del giudice di merito.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri e circostanze per l'applicazione di attenuanti e benefici; il giudice può indicare gli elementi ritenuti prevalenti e ostativi al riconoscimento dei benefici.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Stabilisce conseguenze economiche in caso di rigetto del ricorso per cassazione: condanna al pagamento delle spese processuali.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non riesamina liberamente la congruità della pena: le doglianze sulla misura della pena sono inammissibili salvo che sia dimostrato un vizio di arbitrio o una motivazione illogica o insufficiente.
  • Per il diniego delle attenuanti generiche è sufficiente che il giudice di merito dia un riferimento congruo agli elementi decisivi o rilevanti; non è necessario un'esaustiva disamina di ogni circostanza prevista dall'art. 133 c.p.
  • Il riconoscimento di benefici (o "doppi benefici") può essere negato sulla base di precedenti penali significativi e sulla base di condotte successive che dimostrino la non persistenza di una prognosi favorevole sulla futura condotta; il giudice può limitarsi a indicare gli elementi prevalenti ostativi.
  • In ricorso per cassazione occorre concentrarsi su profili di diritto e di motivazione che evidenzino vizi formali o logici: le critiche di merito alla valutazione probatoria o alla valutazione discrezionale della pena raramente ottengono accoglimento.
  • Il rigetto del ricorso comporta normalmente la condanna del ricorrente alle spese processuali (art. 616 c.p.p.), quindi il ricorso in Cassazione comporta anche un rischio economico in caso di esito negativo.

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