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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29926/2025 del 28/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Guzzardo impugna l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per plurime ipotesi di estorsione aggravata (anche per il metodo mafioso), deducendo carenza e illogicità della motivazione sui gravi indizi di colpevolezza in relazione alla sussistenza di condotte intimidatorie a suo carico. La difesa contestava l'assenza di minacce esplicite, la natura “remissiva” dei dialoghi intercettati, dichiarazioni di collaboratori che non riconducevano specifici atti intimidatori all'indagato, la mancanza di prova di partecipazione associativa e circostanze (incensuratezza, cessazione dei rapporti familiari e professionali, decorso del tempo) che avrebbero fatto venir meno le esigenze cautelari.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondata la censura sulla mancanza di gravi indizi, condividendo l'analisi che valorizza congiuntamente le dichiarazioni dei collaboratori e le dichiarazioni delle vittime, nella prospettiva della configurabilità dell'"estorsione ambientale"; ha però accolto il motivo relativo alla carenza di motivazione sulle esigenze cautelari, annullando l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale del riesame di Palermo per nuova valutazione specifica e motivata delle esigenze cautelari (attualità e concretezza), perché il provvedimento impugnato non ha adeguatamente confrontato le ragioni difensive (ruolo meramente esecutivo, occasionalità, decorso del tempo, rottura dei legami familiari e professionali, incensuratezza).

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    norma procedurale richiamata ai fini dell'istanza di riesame/impugnazione; indicazione dell'instrumentum processuale con cui è stata proposta la richiesta

  • art. 416-bis c.p. (aggravante per metodo mafioso)

    la fattispecie di estorsione è stata contestata nella forma aggravata dal metodo mafioso; la Corte valuta la presenza degli elementi di mafiosità alla stregua delle modalità e del contesto territoriale (estorsione "ambientale")

  • Giurisprudenza: Sez. 2 n. 22976/2017 (Neri)

    "In tema di estorsione cd. ambientale, non è necessario che la vittima conosca l’estorsore ed il clan di appartenenza del medesimo, rilevando soltanto le modalità in sé della richiesta estorsiva, che, pur formalmente priva di contenuto minatorio, ben può manifestare un’energica carica intimidatoria - come tale percepita dalla vittima stessa - alla luce della sottoposizione del territorio in cui detta richiesta è formulata all’influsso di notorie consorterie mafiose"

    La Corte richiama il principio per cui non sono richieste minacce esplicite: è decisiva la carica intimidatoria della condotta nel contesto territoriale soggetto all'influsso mafioso (estorsione ambientale)

  • Giurisprudenza menzionata: sentenza n. 7321/25 del 12/12/2024

    richiamata come precedente analogo in cui la Cassazione ha affrontato la configurabilità dell'estorsione ambientale in contestazioni correlate

Massime di principio

  • Estorsione "ambientale": non è necessaria una minaccia esplicita né la conoscenza diretta dell'estorsore da parte della vittima; conta la percezione di soggezione determinata dal controllo territoriale esercitato da consorterie criminali.
  • Per la valutazione dei gravi indizi si richiede un quadro probatorio complessivo e coerente: dichiarazioni di collaboratori devono essere confrontate e riscontrate con deposizioni delle vittime, intercettazioni e altri elementi di contesto.
  • L'assenza di dichiarazioni esplicite di minaccia da parte della vittima non esclude l'integrazione del reato se la vittima dichiara paura o rassegnazione che si ricollega al controllo mafioso del territorio.
  • Sulle esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio, di reiterazione) il giudice deve motivare in modo specifico e confrontarsi con le circostanze favorevoli all'imputato (es. ruolo marginale o esecutivo, incensuratezza, interruzione dei rapporti familiari/operative, decorso del tempo): la mera affermazione del pericolo non è sufficiente.
  • In giudizi cautelari collegati ad accuse di carattere mafioso, la valutazione deve bilanciare la gravità indiziaria con elementi di contesto e prova che consentano di apprezzare concretamente il rischio attuale che giustifichi la misura.
  • Per la difesa: evidenziare contraddizioni, mancanza di riscontri oggettivi e elementi che riducano la pericolosità (temporalità, assenza di atti ritorsivi specifici, allontanamento dai soggetti apicali) è essenziale per mettere in crisi le esigenze cautelari; per l'accusa: dimostrare la percezione di costrizione nel tessuto sociale e il raccordo probatorio tra fonti dichiarative e dichiarazioni delle vittime.

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