Sentenza n. 886/2026 - Genova, Sezione 1
per l'annullamento previa sospensione, del provvedimento 26 settembre 2025 prot. n. 23669/2025 a firma del Responsabile del procedimento dell'Ufficio Demanio del Comune di Diano Marina, avente ad oggetto richiesta di pagamento indennità risarcitoria ai sensi dell'art. 8 del d.l. 5 ottobre 1993, n. 400, nonché, all'occorrenza, per l'annullamento, previa sospensione, della nota 18 luglio 2025 prot. n. 0018193/2025 del Responsabile del procedimento dell'Ufficio Demanio del Comune di Diano Marina, della nota 4 settembre 2025 prot. n. 0021854 a firma del Responsabile del Settore 5° Lavori Pubblici Manutenzione Ambiente Demanio Patrimonio, della nota 9 settembre 2025 prot. n. 22249 del Settore 6 Ufficio Commercio/SUAP, della sconosciuta relazione istruttoria 10 marzo 2025 n. 653/2025, nonché per l'accertamento dell'insussistenza dei presupposti previsti dall'art. 8 del d.l. n. 400 del 1993 per la richiesta di indennità risarcitoria
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: richiesta di pagamento di indennità risarcitoria per asserita utilizzazione senza titolo di area demaniale, connessa all'occupazione di una superficie eccedente quella concessa
Esito
Favorevole al ricorrente (concessionaria demaniale)
Prevale il privato
La controversia
La società, titolare di una concessione demaniale marittima per 99 mq destinati a un dehors antistante un esercizio di somministrazione, ha impugnato il provvedimento comunale che le richiedeva il pagamento di euro 45.739,86 a titolo di indennità risarcitoria ai sensi dell'art. 8 del d.l. n. 400/1993, oltre all'imposta regionale, per complessivi euro 57.174,97 e relativamente agli anni 2021-2025. Il Comune aveva ritenuto che la superficie occupata eccedesse di 10 mq quella concessa, considerando anche la proiezione della gronda e della copertura del dehors su un'aiuola pubblica adiacente. La ricorrente ha dedotto la mancanza dei presupposti di fatto, l'erroneità del calcolo della superficie occupata per avere il Comune considerato il filo esterno della copertura anziché la superficie netta delimitata dai montanti, l'erroneo inquadramento della sporgenza come utilizzazione senza titolo di bene demaniale, la violazione della buona fede nei rapporti con l'amministrazione e, in subordine, l'erroneità della quantificazione dell'indennità. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, l'acquiescenza della società derivante dalla successiva rimozione dello sporto mediante SCIA e l'infondatezza del ricorso.
La decisione
Il TAR ha respinto l'eccezione di difetto di giurisdizione, ritenendo che la controversia non riguardasse il mero computo di indennità per utilizzazione sine titulo, devoluto al giudice ordinario ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. b), c.p.a., ma la verifica dell'azione autoritativa dell'amministrazione sul rapporto concessorio, con riguardo alla sussistenza del potere impositivo e alla qualificazione dell'occupazione ai fini della richiesta dell'indennità. Ha respinto anche l'eccezione di acquiescenza: la rimozione dello sporto mediante SCIA era stata effettuata per evitare contestazioni future e non implicava riconoscimento dell'illegittimità dell'occupazione per le annualità pregresse. Nel merito, ha accolto i primi tre motivi, esaminati congiuntamente. L'indennità prevista dall'art. 8 del d.l. n. 400/1993 mira a compensare il maggiore aggravio non consentito prodotto sul bene pubblico dall'opera o dall'attività. Nel caso concreto, la proiezione della copertura del dehors sull'aiuola pubblica, trovandosi a 2,50 metri dal suolo, non aveva aggravato l'utilizzazione dell'area né impedito alla collettività di fruirne. Per stabilire la superficie effettivamente occupata deve quindi considerarsi lo spazio concretamente sottratto alla piena accessibilità e disponibilità collettiva, delimitato dai montanti verticali della struttura, e non la mera proiezione al suolo della copertura aggettante. La superficie così calcolata era pari a 89,30 mq, dunque inferiore ai 99 mq oggetto della concessione. La sporgenza non integrava pertanto un'abusiva occupazione di suolo ai sensi dell'art. 54 cod. nav. Le ulteriori censure sono state assorbite. Il ricorso è stato accolto, con annullamento dei provvedimenti impugnati e condanna del Comune al pagamento di euro 3.000,00 oltre accessori per spese di lite.
Norme richiamate
art. 8 d.l. 5 ottobre 1993, n. 400
L'indennità per utilizzazioni senza titolo di beni demaniali è finalizzata a ristorare il maggiore aggravio non consentito prodotto dall'opera o dall'attività sul bene pubblico; nel caso concreto non è dovuta quando la mera proiezione di una copertura aggettante non sottrae il suolo alla fruizione collettiva.
art. 133, comma 1, lett. b) c.p.a.
La giurisdizione del giudice amministrativo sussiste quando la controversia riguarda la verifica dell'azione autoritativa dell'amministrazione sul rapporto concessorio, inclusa la sussistenza della potestà impositiva e l'esercizio di poteri discrezionali-valutativi nella determinazione del canone o dell'indennità.
La sporgenza della copertura, ove non renda inutilizzabile il suolo pubblico sottostante o adiacente, non integra abusiva occupazione di suolo ai fini della disciplina demaniale.
Massime di principio
- L'indennità prevista per l'utilizzazione senza titolo di un bene demaniale presuppone un effettivo maggiore aggravio sul bene pubblico, derivante dall'opera o dall'attività contestata; non è sufficiente una mera proiezione geometrica che non incida sulla fruibilità collettiva dell'area.
- Per determinare la superficie effettivamente occupata da una struttura assentita su area demaniale deve considerarsi lo spazio concretamente sottratto all'accessibilità e disponibilità della collettività, delimitato dagli elementi strutturali che sorreggono l'opera, e non la proiezione al suolo di una copertura aggettante priva di autonoma incidenza sulla fruizione del suolo.
- La controversia sulla legittimità della richiesta amministrativa di un'indennità demaniale appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo quando investe l'esercizio del potere autoritativo sul rapporto concessorio e la sussistenza della potestà impositiva, anziché il mero calcolo di somme dovute per un'occupazione sine titulo.
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