Cassazione Penale, Sentenza n. 16115/2023 del 17/04/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Ministero impugna l'ordinanza con cui la Corte d'appello di Potenza ha riconosciuto a Benedetto il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione relativa al procedimento per il reato di cui all'art. 317 c.p., ritenendo che il giudice a quo non abbia valutato adeguatamente l'esistenza di dolo o colpa grave del Benedetto. Il ricorrente sostiene che Benedetto, quale intermediario, aveva manifestato capacità di influenzare l'amministrazione pubblica, mantenuto contatti con i protagonisti dell'accordo corruttivo e perseguito interessi personali relativi ad aree comunali; pertanto la sua condotta avrebbe potuto concorrere a determinare la misura cautelare. Il Ministero censura inoltre la condanna alle spese, sostenendo che doveva ritenersi soccombenza reciproca alla luce della drastica riduzione della somma richiesta rispetto a quanto riconosciuto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso. Ha richiamato il principio secondo cui l'art. 314 c.p.p. esclude il diritto alla riparazione quando la custodia cautelare sia stata causata da dolo o colpa grave dell'interessato e ha precisato che il giudice della riparazione deve compiere un esame autonomo e completo del materiale probatorio, verificando il rapporto di causa-effetto tra la condotta dell'indagato e le ragioni poste a fondamento della misura cautelare. La Corte ha ritenuto che la motivazione dell'ordinanza impugnata sia carente in ordine alla valutazione della possibile colpa (anche lieve) o del dolo di Benedetto, specie alla luce delle conversazioni intercettate e del ruolo di intermediario. Per questi motivi l'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Potenza per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto superflua l'analisi del secondo motivo relativo alle spese, dato l'annullamento.
Norme richiamate
Disciplina l'esclusione del diritto alla riparazione se la custodia cautelare è stata causata da dolo o colpa grave dell'interessato; la Corte interpreta la norma richiedendo un esame autonomo e concreto del nesso di causalità tra la condotta dell'indagato e l'adozione della misura cautelare.
Norma sostanziale relativa al reato oggetto del procedimento (corruzione); nel caso il Benedetto è stato assolto per non aver commesso il fatto, ma la norma è il fondamento del procedimento che ha condotto alla detenzione.
Regola il riesame delle misure cautelari; nel caso la richiesta di riesame era stata rigettata, fatto utile a distinguere tra ingiustizia formale e ingiustizia sostanziale.
Indica le condizioni per l'applicazione delle misure cautelari; la Corte richiama la necessità di verificare se tali condizioni siano state concretamente sussistenti o se la condotta dell'indagato abbia contribuito a creare una falsa apparenza di pericolosità.
Rilevante insieme all'art. 273 per stabilire le condizioni di applicabilità delle misure; citato nella distinzione tra ipotesi di ingiustizia formale e sostanziale.
Consente alla Procura Generale di formulare requisitoria scritta davanti alla Corte di Cassazione; qui il Procuratore generale aveva chiesto l'annullamento con rinvio.
Principio di autoresponsabilità: la responsabilità concorrente del danneggiato incide sull'entità del risarcimento; la Corte richiama tale principio per giustificare la rilevanza della colpa lieve ai fini del quantum.
Norma sulla riduzione del risarcimento in presenza di concorso di colpa del danneggiato; utilizzata per affermare che la colpa lieve può ridurre l'indennizzo per ingiusta detenzione.
Massime di principio
- Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice deve svolgere un esame autonomo e completo del materiale processuale, volto a valutare se la condotta dell'interessato abbia effettivamente contribuito, per dolo o per colpa grave, all'adozione della misura cautelare.
- La valutazione non può basarsi su mere supposizioni: è necessario indicare fatti concreti e precisi che colleghino la condotta dell'indagato alla decisione cautelare, effettuando un confronto specifico tra gli elementi probatori e le ragioni poste a fondamento della misura.
- Anche comportamenti connotati da colpa lieve, sebbene non escludano il diritto all'indennizzo, rilevano ai fini della determinazione del quantum (riduzione dell'indennizzo in base al principio di autoresponsabilità).
- L'assoluzione nel giudizio di merito non impedisce una valutazione della responsabilità contributiva dell'interessato ai fini della riparazione: va distinta l'ipotesi di ingiustizia formale (già accertata) dall'ipotesi di ingiustizia sostanziale che richiede diverso approfondimento.
- Se il giudice omette di motivare adeguatamente sull'esistenza di dolo o colpa grave, la decisione di riconoscimento dell'indennizzo può essere annullata e rimessa al giudice d'appello per un nuovo esame.
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