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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16099/2023 del 17/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduceva il difetto assoluto di motivazione circa la posizione di Daniel Danci: la Corte d'appello, pur avendo celebrato il giudizio anche nei suoi confronti dopo la proposizione dell'appello, non si è pronunciata sulla sua impugnazione ritenendola assente sulla base di un'erronea annotazione di irrevocabilità della sentenza di primo grado datata 14/12/2020. In realtà l'appello a favore di Danci era stato depositato il 18/12/2020 (dopo un'errata annotazione e la successiva rettifica), e il Tribunale aveva letto il dispositivo in udienza il 18/09/2020 con termine di 90 giorni per la motivazione: ciò rendeva infondata la conclusione di inesistenza dell'impugnazione per decorso dei termini. La Corte territoriale ha inoltre tentato di correggere l'errore materiale eliminando il riferimento a Danci dal dispositivo, ma senza integrare una motivazione sostanziale riguardo alla sua posizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per difetto assoluto di motivazione quanto alla posizione di Daniel Danci. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente a Danci e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio. Nel rinviare ha imposto che, prima del nuovo giudizio, si accerti la sussistenza della condizione di procedibilità alla luce delle modifiche apportate all'art. 624, comma terzo, del codice penale dal d.lgs. n. 150/2022. La decisione di annullamento è dunque parziale (solo per Danci) con nuovo esame in appello.

Norme richiamate

  • art. 585 cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la disciplina sui termini processuali e ha rilevato l'impossibilità di ritenere decorso il termine di impugnazione in ragione del termine di novanta giorni per il deposito della motivazione desumibile dal dispositivo letto in udienza, sicché l'appello di Danci non poteva essere considerato tardivo.

  • art. 624, comma terzo, cod. pen.

    La norma disciplina la procedibilità per il reato (furto); la Corte di cassazione ha rimandato alla Corte d'appello l'accertamento della sussistenza della condizione di procedibilità alla luce delle modifiche normative apportate dal d.lgs. n. 150/2022, indicando che la nuova disciplina può incidere sulla procedibilità del giudizio.

  • d.lgs. n. 150 del 2022

    Il decreto legislativo ha modificato l'art. 624 cod. pen. (comma terzo) e ha dunque introdotto o modificato una condizione di procedibilità che deve essere verificata prima di riprendere il giudizio in merito alla posizione di Danci; la Corte ha rimandato la verifica di tale condizione al giudice di rinvio.

Massime di principio

  • Se la Corte d'appello omette di pronunciarsi sulla posizione di un imputato nonostante la sua regolare costituzione in appello, tale omissione configura difetto assoluto di motivazione che può determinare annullamento e rinvio in Cassazione.
  • Un'annotazione errata di 'irrevocabilità' della sentenza in calce non può automaticamente privare l'imputato del diritto di impugnare se l'appello è stato effettivamente depositato nei termini desumibili dal dispositivo (es. termine di 90 giorni per la motivazione): occorre verificare le date effettive e i termini applicabili.
  • La correzione materiale del dispositivo (espungere un riferimento) non supplisce all'obbligo motivazionale: la Corte deve comunque esprimersi esplicitamente sulla posizione dell'imputato e motivare la decisione.
  • Quando intervenute modifiche normative incidono sulla procedibilità del reato (es. d.lgs. n.150/2022 su art.624 c.p.), il giudice di rinvio deve accertare e dichiarare la sussistenza o meno della condizione di procedibilità prima di proseguire.
  • Per gli imputati e i difensori: conservare e documentare le date di deposito degli atti d'impugnazione e vigilare sulle annotazioni in calce alla sentenza; in caso di annotazioni errate richiedere subito la rettifica formale e, se necessario, proporre rimedi impugnatori per omissione di pronuncia.

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