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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9159/2025 del 05/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di euro 226.400,00 ritenuti profitto dei reati di turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), per presunti affidamenti diretti sottosoglia, realizzati con frazionamento artificioso e condotte collusive per impedire l'indizione di gare.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato il rigetto della richiesta di sequestro. Ha ritenuto che non sussistesse il fumus commissi delicti ai sensi dell'art. 353-bis perché, secondo l'interpretazione testuale e sistematica della norma, il reato richiede un intervento volto ad inquinare il contenuto di un bando o di un atto funzionalmente equivalente che disciplini modalità di partecipazione e criteri di selezione. Condotte finalizzate soltanto a impedire la gara attraverso un affidamento diretto illegittimo restano fuori dal perimetro testuale della norma; la giurisprudenza che estende la nozione di 'atto equipollente' anche agli atti che avviano un affidamento diretto distorto è stata esclusa come interpretazione non condivisibile se applicata in senso estensivo.

Norme richiamate

  • Codice penale

    Riferimento escluso nel ricorso: il Tribunale aveva ritenuto assente una qualsiasi valutazione comparativa/‘gara’ e il Procuratore non ha contestato quell'assunto; pertanto la questione non è stata sviluppata in Corte di cassazione.

  • Codice penale

    La norma punisce il turbamento del procedimento di scelta del contraente mediante condotte finalizzate a inquinare il contenuto del bando o di altro atto equipollente. La Corte precisa che l'elemento tipico richiede l'esistenza di un procedimento amministrativo con una procedura selettiva e di un atto che stabilisca regole, criteri e modalità di partecipazione; non è applicabile alle sole condotte volte a impedire la gara tramite affidamento diretto, se mancasse un atto equipollente che determini il confronto tra concorrenti.

  • D. Lgs. n. 231/2001

    Le disposizioni sono richiamate in relazione alle misure di sequestro preventivo nei confronti della società; tuttavia il rigetto del sequestro è motivato dalla mancata configurabilità del delitto contestato e dall'assenza del fumus commissi delicti.

Massime di principio

  • Il reato previsto dall'art. 353-bis c.p. richiede l'interferenza su un atto che abbia la funzione di avviare e disciplinare una procedura selettiva (bando o atto equipollente); senza tale atto la fattispecie non si realizza.
  • La mera adozione di un affidamento diretto illegittimo volto a impedire l'indizione della gara non rientra automaticamente nell'art. 353-bis: occorre dimostrare che la condotta abbia inquinato il contenuto di un atto che stabilisce regole di partecipazione e criteri di selezione.
  • La qualificazione penale non può essere estesa oltre il testo normativo con analogie in malam partem; l'interpretazione teleologica non autorizza a superare i limiti testuali imposti dalla legge penale.
  • Per ottenere misure cautelari patrimoniali quali il sequestro per profitto del reato è necessario dimostrare il fumus commissi delicti con riferimenti precisi alla norma applicata e alla corrispondenza tra fatti e elementi tipici della fattispecie.
  • Per i pubblici ufficiali e le stazioni appaltanti: documentare sempre l'esistenza o l'assenza di fasi competitive o atti equipollenti quando si ricorre ad affidamenti diretti, per evitare sia responsabilità amministrative sia contestazioni penali infondate.
  • Per i difensori e i pubblici ministeri: nelle impugnazioni rivolte alla Cassazione è essenziale indicare con precisione le disposizioni violate e collegare concretamente i fatti agli elementi costitutivi della norma penale contestata.

Testo integrale

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