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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33213/2026 del 09/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'indagato era sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, disposto nell'ambito di un procedimento relativo a plurimi delitti tributari contestati in concorso e al delitto di autoriciclaggio, contestato quale amministratore di fatto di alcune società. Il vincolo riguardava, tra l'altro, la somma di 700 euro accreditata sul suo conto corrente mediante due bonifici nel febbraio 2026, successivamente sia alla commissione dei fatti sia al provvedimento genetico di sequestro. Il giudice per le indagini preliminari aveva rigettato la richiesta di dissequestro, ritenendo non necessaria la pertinenzialità delle somme, trattandosi di confisca per equivalente, e non sproporzionato l'importo sequestrato rispetto al profitto confiscabile. Il Tribunale del riesame aveva confermato il rigetto, osservando che gli estratti conto prodotti non dimostravano, in assenza di fatture o ulteriore documentazione, la provenienza lecita delle somme e che il sequestro per equivalente poteva colpire anche beni futuri. Con un unico articolato motivo, il ricorrente ha dedotto la violazione degli artt. 110 c.p. e 12-bis d.lgs. n. 74/2000, lamentando l'omessa pronuncia sulla questione dell'illegittima estensione nei suoi confronti di una solidarietà passiva. Ha sostenuto che nessuna somma proveniente dagli illeciti contestati era stata accreditata sui suoi conti, richiamando il principio delle Sezioni Unite secondo cui la confisca per equivalente nei confronti dei concorrenti non può operare in forma solidale. Ha inoltre dedotto che la confisca per equivalente, avendo funzione riequilibratrice e non punitiva, non giustificasse il richiamo alla disciplina del concorso di persone. La Corte ha ritenuto il ricorso infondato: in materia di sequestro preventivo il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge, inclusi i vizi motivazionali radicali; inoltre, l'appello cautelare ha natura devolutiva e il giudice è vincolato ai motivi dedotti e al contenuto del provvedimento impugnato. La doglianza sulla provenienza lecita dei bonifici non si confrontava con l'accertamento fattuale del Tribunale, secondo cui tale provenienza era stata soltanto allegata e non documentata. La sopravvenienza delle somme rispetto ai fatti non ne impediva il sequestro per equivalente, poiché il vincolo può riguardare beni futuri privi di rapporto di pertinenzialità con il profitto. Quanto alla solidarietà passiva, il principio delle Sezioni Unite è stato ritenuto correttamente applicato: per i reati tributari contestati in concorso, il quantum era stato individuato in un terzo del profitto complessivo, mentre la censura era eccentrica rispetto all'autoriciclaggio, contestato come reato commesso dal ricorrente quale unico responsabile.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha confermato la legittimità del mantenimento del sequestro preventivo sulla somma di 700 euro. In particolare, ha ritenuto che il sequestro per equivalente possa colpire somme confluite sul conto dopo la commissione dei reati, purché entro il limite del profitto confiscabile; che la mancata documentazione della provenienza lecita delle somme non fosse efficacemente censurabile in sede di legittimità; e che il criterio della ripartizione in parti uguali tra concorrenti fosse utilizzabile, in assenza di individuazione della quota di arricchimento individuale, senza configurare una solidarietà passiva vietata. La decisione è stata adottata senza annullamento del provvedimento impugnato.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Richiamato in relazione alla contestazione in concorso dei reati tributari; la Corte non ravvisa, nel caso concreto, una violazione derivante dall'individuazione del quantum confiscabile per il singolo concorrente.

  • art. 648-ter c.p.

    Individua il delitto di autoriciclaggio, rispetto al quale il ricorrente era indicato quale unico responsabile; la censura sulla solidarietà passiva è quindi ritenuta eccentrica.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    Disciplina la confisca, anche per equivalente, del profitto dei reati tributari; la misura può essere disposta entro il limite del profitto e, per i reati dichiarativi commessi nell'interesse di una persona giuridica, anche nei confronti di uno o più autori, nel rispetto del divieto di duplicazione.

  • art. 322-bis c.p.p.

    Nel procedimento di appello cautelare reale, richiamando le forme dell'art. 310 c.p.p. e dell'art. 127 c.p.p., non attribuisce al giudice autonomi poteri istruttori.

  • art. 310 c.p.p.

    Richiamato per delimitare la disciplina dell'appello cautelare e la natura devolutiva del relativo giudizio.

  • art. 127 c.p.p.

    Richiamato quale disciplina delle forme procedimentali applicabili all'appello cautelare reale.

  • art. 616 c.p.p.

    Fondamento della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali conseguente al rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In materia di sequestro preventivo, il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge; il vizio di motivazione è deducibile solo quando la motivazione sia radicalmente mancante o talmente incoerente, incompleta o irragionevole da non rendere comprensibile il percorso logico seguito dal giudice.
  • L'appello cautelare reale ha natura devolutiva: il giudice è vincolato ai motivi dedotti e al contenuto del provvedimento impugnato e non può estendere d'ufficio la cognizione a questioni non esaminate dal giudice di primo grado.
  • Nel sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente non è necessario un rapporto di pertinenzialità tra il bene sequestrato e il profitto del reato; possono essere colpite anche somme confluite nella disponibilità dell'indagato dopo la commissione del reato, purché entro il limite del profitto confiscabile.
  • La mera allegazione della provenienza lecita delle somme sottoposte a sequestro, non supportata da documentazione idonea, non è sufficiente a dimostrarne l'estraneità rispetto al profitto confiscabile.
  • In caso di concorso di persone nel reato, la confisca per equivalente non può essere disposta in forma di solidarietà passiva: ciascun concorrente deve rispondere nei limiti dell'arricchimento conseguito; qualora la quota individuale non sia individuabile, può essere utilizzato il criterio suppletivo della ripartizione in parti uguali.
  • Nel procedimento cautelare reale il giudice decide sulla base degli elementi allegati dalle parti e non dispone di autonomi poteri istruttori; l'obbligo motivazionale deve essere modulato in rapporto alla fase procedimentale e agli elementi acquisiti.
  • Per i reati tributari dichiarativi commessi in concorso nell'interesse di una persona giuridica, il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente può essere disposto, senza duplicazione del vincolo e nel limite del profitto complessivo dell'ente, nei confronti di uno o più autori delle condotte quando la struttura del profitto, consistente in un risparmio di spesa dell'ente, non consenta normalmente di individuare la quota di arricchimento di ciascun correo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSequestro preventivoDichiarazione fraudolentaRiciclaggio
RamiProcesso penaleMisure cautelariReati tributariDelitti economici
IstitutiConfiscaConcorso di persone

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