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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27428/2022 del 14/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per vizi motivazionali e violazione di legge relativa alla mancata rideterminazione in melius del trattamento sanzionatorio: la ricorrente contestava che, pur essendo stata esclusa in appello l'aggravante per l'utilizzo di mezzo fraudolento (art. 625, 1° comma, n.2 c.p.), il giudice d'appello non abbia diminuito la pena inflitta in primo grado; il fatto originario riguarda il delitto di furto aggravato con l'esistenza in primo grado di aggravanti (uso di violenza sulle cose e recidiva) e attenuanti generiche ritenute in equivalenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha ritenuto legittima la scelta del giudice d'appello che, pur escludendo l'aggravante per mezzo fraudolento, ha effettuato un nuovo giudizio comparativo tra aggravanti e attenuanti e ha motivatamente confermato il trattamento sanzionatorio sulla base della permanenza di due aggravanti (uso di violenza sulle cose e recidiva). Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625, primo comma, n. 2 cod. pen.

    Aggravante prevista per il furto commesso con mezzi fraudolenti; la Corte territoriale ha escluso la sussistenza di tale aggravante nel caso concreto

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti formali alla formulazione del motivo in cassazione; il ricorso è stato proposto nei limiti richiesti dalla norma

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    Norma che ha disciplinato la trasmissione delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero in sede di cassazione; nel procedimento sono state trasmesse le conclusioni del Sostituto Procuratore generale

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • Divieto di reformatio in peius (giurisprudenza consolidata)

    Principio secondo cui il giudice d'appello non può peggiorare la posizione dell'imputato che ha proposto gravame; tuttavia il divieto non impedisce che il giudice di secondo grado, dopo aver escluso una aggravante, confermi la pena quando effettua un nuovo e motivato bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti

Massime di principio

  • Se il solo imputato propone gravame, il giudice d'appello non può aumentare la pena rispetto al primo grado; tuttavia, l'esclusione di una aggravante non obbliga automaticamente alla diminuzione della pena se permangono altre aggravanti che, a seguito di nuovo giudizio comparativo, giustificano la conferma del trattamento sanzionatorio
  • La conferma della pena da parte del giudice d'appello dopo aver escluso una circostanza aggravante è lecita se accompagnata da una motivazione che espliciti il rinnovato bilanciamento tra aggravanti e attenuanti; tale motivazione è sindacabile in cassazione solo nei limiti della correttezza logico-giuridica
  • In sede di cassazione l'inammissibilità può essere dichiarata quando le censure risultano manifestamente infondate; l'esito comporta normalmente la condanna alle spese e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., il pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende
  • Chi valuta l'opportunità di impugnare deve considerare che un gravame proposto dal solo imputato può non produrre una riduzione della pena se il giudice di secondo grado ritiene, con motivazione congrua, che residuino elementi aggravanti sufficienti a mantenere il trattamento sanzionatorio

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