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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23627/2024 del 03/09/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la revocazione di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione deducendo un errore di fatto revocatorio ex art. 391-bis c.p.c. Sosteneva che la decisione impugnata fosse internamente contraddittoria: da un lato avrebbe affermato che, dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, per i liberi professionisti i prelevamenti dal conto corrente non potevano più essere considerati automaticamente come reddito imponibile, con conseguente onere dell'Amministrazione di provare l'effettivo collegamento con redditi non dichiarati; dall'altro lato, avrebbe erroneamente ritenuto comunque applicabile la presunzione bancaria anche ai prelevamenti. L'Agenzia delle Entrate è rimasta intimata e non ha svolto difese.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha rilevato che l'errore di fatto revocatorio è configurabile solo quando la falsa percezione del fatto risulti dal confronto tra la decisione impugnata e gli atti o documenti di causa, non già dalla presunta contraddittorietà interna della stessa pronuncia. Nel caso concreto, non vi era la dedotta contraddizione: l'ordinanza precedente faceva riferimento ai soli versamenti sul conto corrente del contribuente per l'anno 2004, affermando che gravava su di lui l'onere di dimostrare che tali movimentazioni non fossero riferibili a operazioni imponibili. Non essendovi alcuna statuizione sui prelevamenti, il presunto errore era insussistente. Non è stata pronunciata condanna alle spese per mancata attività difensiva dell'intimata; è stato inoltre dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 391-bis c.p.c.

    La revocazione per errore di fatto è ammessa solo se l'errore percettivo risulta dal confronto tra decisione e atti o documenti di causa; non basta la contraddittorietà interna della pronuncia.

  • Corte cost. n. 228/2014

    Ha escluso, per i liberi professionisti, l'automatica rilevanza reddituale dei prelevamenti bancari come presunzione legale nei termini precedentemente applicati.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, ricorrono i presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13, comma 1 bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Costituisce il parametro dell'importo aggiuntivo richiamato dal comma 1 quater.

Massime di principio

  • L'errore di fatto revocatorio presuppone una falsa percezione di un fatto storico decisivo, desumibile dal raffronto tra la sentenza o ordinanza e gli atti di causa; non è deducibile quando il vizio consista nella sola illogicità o contraddittorietà interna della motivazione.
  • La revocazione ex art. 391-bis c.p.c. non può essere utilizzata per censurare errori di diritto o vizi motivazionali della decisione, salvo ipotesi estreme estranee al normale rimedio revocatorio.
  • In materia di accertamento bancario, dopo l'intervento della Corte costituzionale, la presunzione legale relativa sui prelevamenti dei liberi professionisti non opera nei termini originari; resta invece possibile valorizzare i versamenti, con onere del contribuente di dimostrare la non imponibilità delle movimentazioni contestate.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte può dare atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato ai sensi del d.P.R. n. 115 del 2002.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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