Cassazione Penale, Sentenza n. 20069/2024 del 21/05/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Carbone impugna l'ordinanza che ha confermato la misura della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio per il delitto di favoreggiamento aggravato dall'agevolazione dell'attività dell'associazione mafiosa. La contestazione provvisoria è quella di aver, in qualità di Appuntato dei Carabinieri in servizio a Gela, comunicato informazioni su indagini e perquisizioni a soggetti vicini alla 'famiglia mafiosa' di Niscemi (tramite Francesco Cantaro e destinandole ad Alberto Musto), facilitando l'elusione delle investigazioni. In cassazione il ricorrente deduce due motivi: 1) insufficienza e illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza (contestando il valore delle intercettazioni, l'assenza di riscontri esterni, l'eventuale conoscenza delle notizie da altre fonti e la possibilità che il riferimento al suo nome fosse ingannevole); 2) carenza della valutazione delle esigenze cautelari che hanno giustificato la misura interdittiva, deducendo che si fondano su un unico episodio controverso e su conversazioni fra terzi.
La decisione
La Corte rigetta il ricorso come infondato e conferma l'ordinanza del Tribunale del riesame. Il giudice di legittimità verifica che il Tribunale abbia adeguatamente motivato la sussistenza dei gravi indizi: ritiene valide e spontanee le intercettazioni tra Cantaro e Musto, le considera sufficienti come fonte diretta di prova senza necessità di riscontri esterni ai sensi dell'orientamento giurisprudenziale citato, e spiega perché le notizie intercettate non risultavano già note o provenienti da altra fonte. Il contesto mafioso e la funzione svolta dal ricorrente hanno reso logica la valutazione circa la capacità del fatto di rivelare una condotta idonea a favorire l'associazione e la necessità della misura interdittiva, anche per il rischio di reiterazione. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Norma relativa al favoreggiamento: la Corte ritiene che dagli elementi intercettati emergano gravi indizi che l'attività del militare sia stata posta in essere nell'ambito delle funzioni e abbia favorito soggetti riconducibili alla 'famiglia mafiosa' di Niscemi
Circostanza aggravante per l'agevolazione di un'associazione mafiosa; valutata come presente nel concerto fattuale descritto
Riferimento alla contestazione dell'associazione mafiosa e al relativo contesto che aumenta la gravità degli indizi e giustifica la cautela
Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione: la Corte richiama il limite del sindacato di legittimità sulla motivazione resa dal giudice del riesame e verifica la congruenza logica della motivazione senza rinnovare il giudizio di merito
Previsione sulla necessità di riscontri: la Corte richiama l'orientamento per cui intercettazioni fra terzi possono costituire fonte diretta di prova senza necessità di riscontri esterni, purché valutate secondo criteri di coerenza e logica
Presunzione relativa in tema di esigenze cautelari: la Corte osserva che non sono emersi elementi che superino tale presunzione e che il contesto associativo e le funzioni del ricorrente giustificano la misura
Massime di principio
- Intercettazioni spontanee fra terzi che riferiscono elementi accusatori su un indagato possono costituire fonte diretta di prova senza bisogno di riscontri esterni se il loro contenuto è chiaro, coerente e logicamente valutato dal giudice
- In sede di Cassazione il sindacato sulla motivazione del tribunale del riesame è limitato: la Corte verifica la congruenza logica e l'adeguatezza delle ragioni esposte, senza riaprire il contraddittorio sui fatti
- Il contesto di criminalità organizzata accentua il peso degli indizi e può rendere più agevole la configurazione del favoreggiamento o dell'agevolazione, nonché la valutazione delle esigenze cautelari
- La qualifica e le funzioni del pubblico ufficiale o agente (qui un militare) rilevano nella valutazione del pericolo di reiterazione e nella qualificazione dell'attività come svolta "nell'ambito della funzione"
- Per contrastare efficacemente la valutazione del giudice occorre fornire, oltre a una lettura alternativa, argomentazioni specifiche che dimostrino l'incongruenza della valutazione logica o l'esistenza di fonti alternative certe delle informazioni
- Le misure interdittive possono essere ritenute proporzionate quando il giudice motiva in modo coerente sul nesso tra funzione svolta, contenuto delle condotte e rischio di abuso o reiterazione
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